Sicurezza
«Impossibile dimenticare quella ragazza annegata»
isola del giglio. Quella notte del 13 gennaio 2012, mentre molti passeggeri cercavano ancora di scendere dalla nave, aiutati dai soccorritori, cominciarono da subito le ricerche in mare da parte dei sommozzatori, che salvarono molte vite tra coloro che erano caduti o si erano buttati in acqua, nel tentativo di salvarsi.
E anche quando i vivi furono assicurati alla terraferma, i sommozzatori continuarono per settimane a cercare i morti. Senza sonno, senza riposo, senza la certezza di uscirne a loro volta vivi.
Sulla Concordia hanno operato reparti specializzati della Capitaneria di porto, dei vigili del fuoco e delle forze di polizia, i sommozzatori della Marina militare, volontari esperti del Soccorso alpino e speleologico, della Federazione italiana attività subacquee. Ma anche reparti specializzati della guardia di finanza.
Tra questi ultimi, Gianluigi Orrù, origini sarde, oggi brigadiere capo della finanza, all’epoca sommozzatore capo della guardia di finanza.
Giovedì scorso Orrù era al Giglio. Era in servizio. Ma non è stato un servizio come gli altri. I ricordi di quella notte e dei giorni successivi, delle ricerche, del freddo, del buio, di quel dolore che entra nel cuore e che dal quale nessuna muta da sub ti può riparare, sono ancora vivissimi.
«Siamo stati incaricati di fare queste ricerche nella Concordia – ricorda Orrù – e le prime immagini immergendomi in acqua sono state da film drammatico. A livello personale è stata dura».
I soccorsi, ricorda Orrù, non si sono mai fermati, «sono stati assidui nelle 24 ore».
Il ricordo della prima vittima che ha ritrovato non lo abbandonerà mai. «C’erano i familiari di questa ragazza peruviana – ricorda – che continuavano a chiedere di lei a noi soccorritori. E quella mattina l’abbiamo trovata. Sento ancora qualcosa dentro. A livello personale non si può dimenticare quello che si prova». F.F.
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