Sicurezza
Frode informatica nella tenuta all'Argentario: dimissioni, sospetti e denunce
In Tribunale parla il manager di Eggzero che aveva installato l’impianto di domotica a Case all’Olmo
MONTE ARGENTARIO. Codice sorgente, router, server, wi-fi, Ios, Apple. Questi e tanti altri termini tecnici. Il reato è quello di frode informatica e, nel dettaglio, i tre imputati sono accusati di essere intervenuti su un sistema telematico per la gestione domotica di una tenuta a Case dell’Olmo, a Pozzarello di Monte Argentario, appartenente a un magnate russo che ha anche una villa a Roccamare di Castiglione della Pescaia, con una rivelazione del segreto. Un sistema di proprietà della società Eggzero di Viareggio, oggi fallita, su cui sarebbero intervenuti esperti facenti parte di un’azienda concorrente, la Networks srl di Pisa: il legale rappresentante Gianluca Insolvibile, il consigliere Alessandro Martucci, l’altro consigliere (dal marzo 2017, prima era alla Eggzero) Elio Francesconi di Pietrasanta.
I tre sono sotto accusa davanti al giudice Adolfo Di Zenzo dopo la querela presentata dal manager director della Eggzero, Nicola Tinucci, abitante a San Giuliano Terme. Questi, sentito ieri in aula, ha ricostruito i rapporti con il proprietario, Igor Rotenberg, figlio del magnate russo Arkady Rotenberg, entrambi estranei a ogni accusa. Rapporti ottimi per un progetto (denominato Centric) da centinaia di migliaia di euro, iniziati nel 2012 e conclusi «con soddisfazione del cliente», sottolinea Tinucci, che era stato invitato ad andare a Mosca.
Come «un vestito su misura», aggiunge, tagliato per le specifiche esigenze del cliente, di quel cliente e per quella location. Due improvvise dimissioni, tra cui quella di Francesconi, avevano stupito il manager, al pari della scoperta che (inizi 2017) parte dell’impianto wi-fi installato da Eggzero era stato sostituito. Contestualmente, i lavori similari a Roccamare avevano subito un blocco, anche nei pagamenti. «L’atteggiamento era cambiato» anche da parte dell’entourage russo. Erano entrati in campo gli avvocati fino a che Tinucci e il suo team avevano scoperto negli hard disk «piallati» ma recuperati da esperti di informatica forense un vecchio messaggio di Francesconi tale da far capire che si stava profilando un passaggio alla concorrenza. In effetti, l’ingegnere era andato alla Nextworks («chiamai il centralino, ci fu passato un interno e ci parlai: dunque lavorava lì»): ma lui per contratto, ha detto ancora Tinucci, per tre anni non sarebbe potuto passare alla concorrenza. «E Networks – ha aggiunto Tinucci rispondendo al difensore di Francesconi, l’avvocato Cristiano Baroni – per noi era un competitor». Prima le diffide, poi le denunce, infine le querele, con due posizioni comunque archiviate.
«Il codice sorgente era nostro, proprietà intellettuale di Centric. E Francesconi aveva accesso completo al sistema», ha spiegato Tinucci al pm onorario Alessandro Bonasera. E al difensore di parte civile ha risposto che nel 2019 Eggzero (fatturato da 1,5 milioni di euro) «è fallita per questa vicenda». L’avvocato Luigi Velani (per Insolvibile e Martucci) ha chiesto se vi fossero altre sofferenze per l’azienda e ha osservato che comunque Tinucci non aveva in mano prove: «C’erano tanti indizi» ha replicato il manager, raccolti anche con l’analisi dell’hard disk.
Sentito poi il sostituto commissario coordinatore Stefano Niccoli, che per la polizia postale aveva seguito una parte delle indagini, compresa una perquisizione. In fondo alla giornata il giudice ha ascoltato la testimonianza di un ex dipendente di Eggzero, laureato in matematica, che era stato anche nominato ausiliario di polizia giudiziaria nel corso della perquisizione: «Avevo notato già nell’ottobre 2017 delle anomalie nel funzionamento del sistema, che era installato inspiegabilmente su un server non protetto. Avevo cercato di collegarmi da remoto e c’ero riuscito con difficoltà, comprendendo comunque che qualcosa era cambiato».
Prossima udienza a febbraio, con consulente e altri testimoni di polizia giudiziaria.
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