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Elio si immerse nel mare delle Scole e depose bouquet per sua moglie

Elisabetta Giorgi ; ALTRO SERVIZIO A PAG. 9
Elio si immerse nel mare delle Scole e depose bouquet per sua moglie

«Maria Grazia amava il mare. Sento ancora le sue risate» La donna fu la penultima vittima a essere recuperata

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Elisabetta Giorgi

ISOLA DEL GIGLIO. Elio Vincenzi in questi anni si è immerso per due volte nelle acque dell’isola del Giglio, dove sua moglie Maria Grazia Trecarichi, vittima della Costa Concordia, ha trovato la morte. Ha voluto raggiungere i fondali e adagiare dei fiori per lei.

Quando si imbarcò sulla nave la donna era scampata a due tumori. Nel viaggio avrebbe festeggiato il compleanno. Partì felice con l’amica Luisa Virzì (anche lei vittima del disastro) e la figlia Stefania accompagnata dal fidanzato. Fu la penultima vittima a esser trovata, prima di Russel Rebello.

Maria Grazia è morta in mare, eppure «io non riesco a odiare l’acqua, anzi – racconta Elio dalla sua casa di Priolo, provincia di Siracusa – Mia moglie imparò a nuotare grazie a me e da quel giorno non volle più smettere. In mare sento ancora le sue urla divertite e le risate di quando provò a galleggiare la prima volta. Si mise la maschera e l’acqua le entrò in bocca. Gridava e rideva. Era così vitale e simpatica. Per questo il mare non potrei mai odiarlo».

Elio fabbricò delle pinne speciali per sua figlia Stefania. Lei aveva solo 7 mesi. «Poiché non c’era la sua taglia presi un vecchio paio di pinne di mia moglie, le tagliai e ci fissai sopra le sue scarpette per farle su misura. Ancora oggi le guardo con tenerezza».

La sera del 13 gennaio, dopo l’impatto della nave sugli scogli, la donna era pronta a salire sulla scialuppa ma aveva freddo. Indossava un abito elegante e leggero perché aveva festeggiato il suo compleanno. Così disse agli altri di avviarsi: «Vado a prendere un maglioncino e torno». Raggiunta la cabina prese un giubbino imbottito e tornò verso il punto di raccolta a metà della nave. Chiamò il marito Elio, che purtroppo non sentì la telefonata. Telefonò poi a Stefania – intanto sbarcata al Giglio – per sincerarsi che tutto fosse a posto e dirle che stava per salire anche lei su una scialuppa. Infine chiamò un amico d’infanzia che al telefono sentì gli ultimi istanti di vita di lei, in diretta: «Oddio, la nave si rovescia». La linea si perse e «con un ultimo sussulto – dice Elio commosso – la nave si capovolse trascinando nel gorgo 32 persone che erano in procinto d’imbarcarsi. Dopo mezz’ora Stefania chiamò sua madre ma il telefono era staccato. Io avevo perduto quella telefonata, e non sono riuscito a dire addio a mia moglie. Non me lo sono mai perdonato».

Elio si è poi immerso per due volte nelle acque dell’isola del Giglio.

La prima volta fu nel 12 luglio 2012. «Scesi a 25 metri di profondità dov’era una spaccatura nella roccia. Scelsi di deporre la targa e un rosario perché c’era la statua della Madonna Stella Maris a cui mia moglie era molto devota». Insieme a Vincenzi si inabissarono tre sommozzatori della Marina militare e l’allora ufficiale di polizia giudiziaria Maurizio Bergamasco (oggi capo di gabinetto della Questura), oltre a Mario Pellegrini che era il vicesindaco del Giglio. L’immersione, durata una ventina di minuti, andò bene ma arrivato a terra Vincenzi accusò un lieve malore. La seconda immersione avvenne nell’agosto 2013 e fu un tuffo ancora più profondo, a 50 metri. «Fu una grande emozione: avevo promesso a mia moglie di venire a trovarla qualche volta e così fu. Stavolta l’acqua era così limpida che si vedeva la targa affissa sullo scoglio. Deposi due bouquet di fiori ai piedi dello scoglio».

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