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Ecco il diario della Misericordia per raccontare i soccorsi

Andrea Capitani
Ecco il diario della Misericordia per raccontare i soccorsi

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grosseto. Dal primo momento al fianco dei naufraghi. Il naufragio della Concordia è stato uno di quei momenti che molti non dimenticheranno mai. Non ci si può scordare facilmente i volti di quelle persone che, quella notte, avevano visto spezzarsi i propri sogni da uno scoglio, da quella nave squarciata e poi, stanca e sfiancata, accasciata sul fondale roccioso di fronte al porto gigliese.

Il tam tam del 118 aveva visto subito le ambulanze della Confraternita recarsi sull’isola per prestare i primi soccorsi, oltre a garantire per tutta la nottata e per i giorni successivi un prezioso sostegno alle migliaia di persone diventate naufraghe, senza nulla se non una coperta calda nella quale avvolgersi nel freddo di gennaio.

Per tutti questi motivi il governatore della Misericordia Roberto Cerulli e i suoi collaboratori decisero, solo un anno dopo il naufragio della nave, di confezionare il “Diario di un soccorso”. Un racconto che racchiudesse al suo interno tutte le sensazioni provate in quei drammatici momenti, catturate dall’obiettivo del fotografo del Tirreno Enzo Russo. «Scrissi questo diario per memorizzare e fermare quei momenti – racconta Cerulli – quei volti, quelle sensazioni e quelle emozioni. Le nostre ambulanze furono le uniche che quella notte raggiunsero l’Isola del Giglio. Eravamo là a portare soccorso e conforto: a distanza di anni, rileggere queste pagine e rivedere queste foto emoziona ancora e mi fa rivivere le sensazioni di quella notte, di quella brutta notte aggiungerei. Una volta redatto il diario, la tentazione di divulgarlo si è fatta pressante: era infatti una bella storia, fatta di impegno, di coraggio, di servizio, di amore, di gratuità. Di tanti valori che in questo periodo storico non emergono molto. Allora proposi ai volontari di farne una pubblicazione per promuovere quella che oggi viene definita cultura della solidarietà».

Esperienza di solidarietà umana, di impegno, di servizio, di gratitudine e di fatica. «Molti di noi – prosegue Cerulli – hanno operato all’Isola del Giglio quella notte. Non dimenticheremo mai più quegli sguardi e quel clima di sofferenza e disperazione. Per chi si è impegnato e ha voluto esserci spero sia un’esperienza che rafforzi le proprie motivazioni e sia di stimolo per andare avanti di fronte alle difficoltà della vita. Abbiamo voluto questo diario per non dimenticare. Ognuno di noi potrà, fra qualche anno, sfogliare queste pagine e ricordare la bellezza del servizio e dell’amore gratuito al prossimo. Un ringraziamento particolare va anche all’amico Enzo Russo, per le belle immagini che ci ha concesso gentilmente e che arricchiscono sicuramente questo nostro diario».

Andrea Capitani

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