Sicurezza
«Cosa direi a Schettino? Avrebbe dovuto aiutarci»
A 10 anni di distanza, il sindaco Sergio Ortelli ripercorre quella notte sull’isola «Se ci avesse informati sull’accaduto potevamo soccorrere meglio i naufraghi»
Francesca Ferri
ISOLA DEL GIGLIO. Sindaco Sergio Ortelli, sono passati dieci anni dal naufragio della Costa Concordia. Ricorda il momento in cui ne ebbe notizia?
«Quella sera ero molto stanco per cui ero già a letto e, quando alle 22,30, mi è arrivata la telefonata, mi ha praticamente sorpreso mentre dormivo. Una telefonata che naturalmente non alludeva a un naufragio, a una tragedia, a un fatto così grave, ma a un’avaria di una nave. E quindi di corsa sono sceso a Giglio Porto per capire cosa fosse accaduto. In realtà mi sono reso conto che quello che era accaduto era un dramma, una situazione estremamente difficile da gestire, un fatto di una gravità inaudita».
Quante persone c’erano sull’isola in quel momento?
«Durante il periodo invernale per effetto dello spopolamento dovuto alla scuola, vivono sulle 900-950 persone divise in due centri principali (Giglio Porto e Giglio Castello) e in un terzo, Campese. Eravamo pochi, non organizzati perché d’inverno tutte le attività commerciali sono chiuse, anche quelle ricettive. Di lì a poco siamo però riusciti ad accogliere oltre 4mila persone. Credo che i gigliesi, le persone che erano sull’isola in quel momento, abbiano fatto un atto straordinario, spontaneo che ci ha permesso di salvare tutte le persone che abbiamo potuto salvare».
Ha mai avuto contatti con il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino? Cosa gli vorrebbe dire, se gli vuole dire qualcosa?
«No, mai. Non ho mai avuto contatti con Schettino perché quella notte lui non mi ha cercato e neanche io sapevo dove fosse in quel momento. D’altra parte ero affaccendato in una situazione incredibile. C’erano feriti, persone bagnate, persone da accogliere e anche due vittime, due cadaveri che arrivarono sul pontile centrale del porto, e io dovevo rimanere con loro perché era giusto che qualcuno vigilasse su di loro».
Ma, insomma, se lei ce l’avesse davanti, Schettino, cosa gli direbbe a distanza di dieci anni?
«Be’, non gli direi un granché, perché in realtà mi sarei aspettato da lui che, come comandante della nave, avesse contattato l’altro “comandante della nave”, la “nave Giglio”, che sono io, che in quel momento ero responsabile della Protezione civile, primo livello di intervento. Il suo apporto per capire cosa era accaduto sulla nave mi avrebbe aiutato, non dico a evitare una parte delle vittime della tragedia, ma sicuramente a migliorare quella situazione che noi abbiamo improvvisato sul momento».
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