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Grosseto

i temi sul tappeto 

«Diaccia Botrona? Contratto non ancora firmato»

M.F.

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grosseto. «La Provincia non può essere un semplice palcoscenico del presidente, com’è avvenuto nel recente passato. Piuttosto, deve tornare a svolgere un ruolo di governo come ente intermedio di area vasta, a servizio di tutti gli stakeholder del territorio, pubblici e privati».

Pur coi toni pacati che lo contraddistinguono, tuttavia Francesco Limatola tiene a marcare una differenza politica con Antonfrancesco Vivarelli Colonna, che lo ha preceduto in quel ruolo. A questo punto, andrà visto in quali termini intende distinguersi. Ad esempio, su due questioni delicate sulle quali la Provincia ha voce in capitolo. Rispetto all’alienazione di circa 500 ettari di proprietà dell’ente confinanti con la riserva della “Diaccia Botrona” decisi dal suo predecessore, Limatola sembra avere in mente un cambio di paradigma.

Ad aggiudicarsi quei terreni è stato il Gruppo Farchioni, player nazionale dell’agroalimentare guidato da Pompeo Farchioni. Dopo l’aggiudicazione, ci sono state numerose proteste. «La zona umida della Diaccia ha un rilievo internazionale sancito dalla convenzione di Ramsar – dice il presidente – Da qui sono partito nel valutare gli scenari futuri. Ancora il contratto non è stato firmato. Stiamo valutando diverse questioni, perché tutela ambientale della parte di padule interessata e scelte colturali nei terreni adiacenti, non sono ininfluenti rispetto alla decisione finale».

C’è poi il tema del ritardo rispetto alla realizzazione del Polo per l’innovazione agroalimentare di Rispescia, con finanziamenti per un importo di 2,5 milioni di euro di Regione Toscana e Mise, vincolati a scadenze temporali. «Su questa partita – conclude Limatola – vorrei fosse chiaro che non ci sono spazi per operazioni di natura politica, ma solo obiettivi di servizio al sistema agroalimentare. Lo dico perché ho percepito una vena di scetticismo su come sono state gestite le cose fra i soggetti coinvolti per dare gambe al progetto. I ritardi accumulati sono sotto gli occhi di tutti, ora bisogna chiudere velocemente. Con un progetto di gestione che stia in piedi e che metta in condizione il polo agroalimentare di svolgere un servizio effettivo alle aziende del territorio, e non solo, che operano in quel comparto».

M.F.

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