Il dolore
«Ha picchiato per anni la compagna» Risarcisce il danno e patteggia la pena
Chiusa la vicenda giudiziaria che vedeva imputato un cinquantenne, per il quale c’è ancora un divieto di avvicinamento
Pierluigi Sposato
grosseto. È tornato a lavorare dopo alcune settimane dalla misura cautelare, da quegli arresti in carcere che avevano messo fine alla spirale di violenze di cui era rimasta vittima la convivente, ricoverata in rianimazione giusto un anno fa per la gravità delle lesioni subite.
Lavora ancora, è tornato libero: nei suoi confronti è rimasto un opportuno divieto di avvicinamento. E nelle prossime settimane il Tribunale di sorveglianza prenderà le ultime decisioni. Nel frattempo, ha patteggiato la pena (patteggiamento allargato): due anni e mezzo, una pena ritenuta congrua dal giudice Sergio Compagnucci che ha valutato positivamente anche il risarcimento effettuato già nelle fasi iniziali dell’inchiesta. Lui è il cinquantenne abitante nella zona nord della provincia che a gennaio 2021 venne messo in cella per i ripetuti maltrattamenti ai danni della moglie, insegnante. Maltrattamenti che sarebbero iniziati addirittura nel 2007, già secondo l’imputazione iniziale, e che avevano comportato lesioni di gravità variabile, dalla frattura del setto nasale (2011) tale da comportare un intervento chirurgico alla quotidianità fatta di offese e frasi denigratorie («Sei una put..., sei una madre di m...»), anche alla presenza dei figli piccoli. Quell’inferno in casa era stato sostanzialmente tenuto nascosto dalla donna, che aveva giustificato quel vistoso ematoma al naso con l’effetto di una pallonata, quando invece era stato lui, con un pugno al volto. Fino a che, nei primi giorni del 2021, allertati dal medico del reparto di rianimazione che non era affatto convinto dalla spiegazione della donna («sono caduta accidentalmente in casa»), i carabinieri della Procura erano andati a raccogliere la testimonianza della donna: nei giorni delle feste di Natale, aveva raccontato, lei era stata presa a calci dal marito, la violenza era stata tale da causare la rottura della milza e le fratture di alcune costole.
C’era già un precedente fascicolo, archiviato nel giugno 2019 per la remissione di querela e le dichiarazioni di lei che avevano ridimensionato il caso. Ma dopo il ricovero in rianimazione la vicenda era stata riaperta, tutte le segnalazioni erano state riconsiderate. Così i carabinieri avevano ricostruito insieme alla donna una decina di episodi, quella «impressionante serie di condotte violente» che avevano indotto il gip Marco Mezzaluna a disporre il carcere, su richiesta del pm Anna Pensabene. Fatti iniziati nel 2007 e descritti con maggiore precisione per quanto riguarda gli ultimi anni: lo schiacciamento di una mano o di un dito, ematomi in varie parti del corpo, un morso a un orecchio, un sanguinamento causato dalla pressione violenta sull’orecchio destro di un cellulare, pochi giorni prima del ricovero. Dal complesso delle indagini era emerso anche un possibile coinvolgimento del figlio maggiore della coppia, segnalato al Tribunale dei minori (anche se adesso è diventato maggiorenne). Nel corso delle indagini era stato sentito anche il padre della donna, che aveva raccontato gli episodi a cui aveva assistito, le dichiarazioni della figlia, ciò che aveva visto. E la figlia gli aveva raccontato quel fatto del 2018 che aveva portato all’apertura del primo fascicolo: lei era finita in ospedale nel 2018 perché il convivente le aveva stretto intorno al collo uno straccio per lavare i pavimenti, con l’intento di strozzarla. Il padre, che era andata a trovarla in ospedale, aveva visto i livido sul collo, il viso tumefatto. Lei si era trasferita a casa del padre, poi era tornata insieme al compagno: era passato da poco un mese. era stato il padre a chiamare i carabinieri quando lui aveva colpito lei a un occhio, nell’ennesima lite, con un cellulare, il 4 gennaio dell’anno scorso.
L’insieme delle violenze aveva causato anche effetti sull’equilibrio della donna, che aveva iniziato una terapia psichiatrica, prendeva farmaci stabilizzanti dell’umore e una volta si era anche rifugiata in un bosco pur di sfuggire al calvario in cui si erano trasformate quelle quattro mura. Motivi economici e gelosia sarebbero stati alla base delle aggressioni dell’uomo.
Assistito dagli avvocati Laura Poccioni e Marco De Stasio, l’uomo aveva provveduto già nei primi mesi a risarcire la donna e di ciò dà atto il giudice nell’accoglimento della richiesta di patteggiamento; hanno pesato a suo favore anche la sostanziale confessione come anche il comportamento processuale. E per questo gli sono state concesse le attenuanti generiche.
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