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Spagnesi, il dottore del presepe: la lotta al Covid, la pensione e la passione per le statuine. «Tradizione di famiglia»
Fino all’estate del 2021 ha diretto il dipartimento prevenzione. Ora si diletta tra personaggi, composizioni artigianali e nuove creazioni
FOLLONICA. Dalle corsie d’ospedale alle statuine. Storia di una passione infinita. E di un personaggio molto conosciuto a Follonica. Ma facciamo un passo indietro. Il presepe, una tradizione che da sempre appassiona milioni di persone, un mondo meraviglioso che nell’arco degli anni ha mantenuto intatto fascino e bellezza. In Italia ne possiamo e ammirare tanti: da quello vivente di Matera a quello sommerso di Laveno Monbello, dal presepe di sabbia a Rimini a quello di ghiaccio di Massa Martana. E ovviamente – forse il più famoso – quello in via San Gregorio Armeno, a Napoli. Presepi che si dividono in due categorie: “ storico”, che rappresenta fedelmente la natività collocata negli ambienti della Palestina di un tempo, e “napoletano”, che è ambientato nella Napoli del Settecento, dove Gesù nasce dando spazio alla fantasia e ai vari personaggi, ognuno dei quali con un proprio significato.
Anche Follonica, però, può vantare il proprio presepe. Si tratta di quello – napoletano – che il dottor Maurizio Spagnesi, grazie alla sua maestrìa, ogni anno ripropone nella propria abitazione. Spagnesi fino all’estate 2021, prima della pensione, è stato il direttore del dipartimento della prevenzione della Asl Toscana Sud est. Ha combattuto il Covid in prima linea. Oggi si rilassa. «È una passione che la nostra famiglia coltiva da sempre – racconta –. Mio padre Sergio fu il primo, tanti anni fa, a iniziare questo percorso che abbiamo poi proseguito insieme. Dopo la sua scomparsa continuo a portarlo avanti con grande emozione».
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Una rappresentazione dove solo le statuine vengono acquistate. Tutto il resto viene realizzato dalle sapienti mani di Spagnesi. «Ogni anno aggiungo qualche pezzo nuovo – continua il dottore – dai personaggi alle case, ma anche la parte naturalistica. Con pochi accorgimenti e un po’ di fantasia si riescono a ricreare piante e cespugli. Maurizio Spagnesi non si occupa solo della messa in opera di tutta la struttura, ma offre anche una spiegazione dettagliata attraverso un’accurata documentazione sulla storia del presepe napoletano.
«Ogni personaggio ha un proprio significato – dice –. Quello più importante è sicuramente il pastore che dorme, il cui nome è Benino, detto “il dormiente”. In realtà il presepe napoletano non è altro che il sogno del pastore dormiente, che immagina la nascita del bambino Gesù nella sua Napoli: da qui il detto “Nun scetà Benino” ovvero non svegliare Benino, perché se si sveglia svanisce il sogno e il presepe sparisce. Accanto a Benino si trova suo padre, il pastore Armenzio, e insieme rappresentano l’anno vecchio e l’anno nuovo».
Sono stati identificati in letteratura ben 72 fra personaggi e ambientazioni obbligatori nel presepe napoletano. Quello di Spagnesi attualmente ne conta 59. «Mi mancano alcuni personaggi per poter completare l’opera, ma conto di portarla a termine nel giro di poco tempo. Non si possono poi dimenticare “Zi Vicenzo”, “Zi Pascale” e “O Munaciello” – sorride l’uomo del presepe – che rappresentano rispettivamente il carnevale, la morte e un fantasma che, come dicono a Napoli “o ti arricchisce o ti appenzettisce”». L’appuntamento con il presepe di casa Spagnesi è per il prossimo anno, quando verrà scritto un altro capitolo di questa fantastica storia.
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