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L’Albero della fecondità è osceno? Assolutamente no: ecco il perché

L’Albero della fecondità è osceno? Assolutamente no: ecco il perché

Un saggio di Sennuccio del Bene del Centro Studi Storici Gabrielli regala una lettura convincente di uno dei dipinti più discussi  

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la rivelazione

Estimatori del bello o semplici curiosi, apprezzate liberamente – senza remore – l’affresco L’albero della fecondità che, come i massetani sanno, si trova a decorazione dell’arcata di sinistra delle Fonti dell’Abbondanza. Perché? Perché non è affatto osceno. E se qualcuno in passato ha sostenuto il contrario, si è sbagliato. Parola di un esperto.

A dimostralo in un interessante e originale studio – “Un rito solstiziale nell’Albero della fecondità di Massa Marittima”, per Effigi – è Sennuccio del Bene, consigliere del Centro Studi Storici A. Gabrielli di Massa Marittima, i cui interessi si rivolgono principalmente all’antropologia culturale medievale relativa al territorio dell’Etruria; dalla metà degli anni Novanta ha collaborato con diversi autori a libri e riviste, sia del Centro che di altre organizzazioni, focalizzati su presenze storiche di rilievo, presentando relazioni di studi di antropologia a convegni in Toscana e Lazio.

E torniamo all’Albero della fecondità. È sicuramente il soggetto del dipinto, tacciato di “oscenità” per la rappresentazione di simulacri fallici, che ha scatenato un così grande interesse intorno all’opera d’arte, interesse che questo saggio mira a ricondurre all’interno del “vissuto” di una società medioevale molto viva nel suo folklore locale.

Proprio una profonda analisi delle radici culturali e delle tradizioni arcaiche della società medioevale del tardo Duecento – con tutte le implicazioni legate alla superstizione e alla propaganda politica – danno una connotazione precisa al dipinto: e tale connotazione permette di escludere l’attribuzione di oscenità e la nomea di dipinto infamante, per ricollocare invece l’opera e il suo simbolismo fallico nella sfera di valenze apotropaiche (cioè che servono ad allontanare spiriti maligni) tramandate da civiltà ancestrali.

Il dipinto è stato rinvenuto nel 1999 durante i lavori di ristrutturazione dell’edificio; il restauro di esso è terminato nel 2015 e ha permesso di recuperare buona parte della superficie affrescata portando alla luce i numerosi riferimenti di caratura in campo religioso, esoterico e storico, e mettendo in evidenza uno spaccato di vita cittadina duecentesca con rivolti sorprendenti come la presenza dei Templari o il rilevante ruolo della superstizione in tutte le classi sociali.

Il messaggio trasmesso dall’affresco ci consente di vedere il Medioevo sotto una luce diversa: non più “secoli bui” bensì il periodo storico che staglia il profilo di una società in evoluzione dal Feudalesimo e che cerca una sua dimensione distinta dai due grandi poteri in lotta: impero e papato.

Il saggio inoltre si caratterizza per un corredo di immagini fotografiche originali commissionate ad hoc, arricchito di altri contenuti e da altre immagini di ulteriori realtà a supporto della disamina, ben fatta, degli ulteriori concetti storici e contenutistici esposti.

Il libro è edito dalla casa editrice Effigi, fondata e diretta dal Mario Papalini, che vanta una congrua scelta di profili di interesse sull’argomento trattato.

Davide Novelli

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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