Il Tirreno

Grosseto

TORNA LA PAURA 

Per i ristoratori c’è poco da festeggiare «Ma quale cenone? È di nuovo crisi nera»

Michele Nannini
Per i ristoratori c’è poco da festeggiare «Ma quale cenone? È di nuovo crisi nera»

Raffica di disdette nei locali della città del Golfo e dintorni: c’è chi prova con l’asporto, «ma la gente vuole solo stare a casa»

31 dicembre 2021
3 MINUTI DI LETTURA





Michele Nannini

FOLLONICA. C’è proprio poco da festeggiare. Perché il Covid ora fa di nuovo paura. E il 2022 inizia nel peggiore dei modi. Tra contagi, disdette e restrizioni. Anche a Follonica sarà un cenone di Capodanno con numeri ridotti per i ristoratori. Almeno per quelli che hanno deciso di rimanere aperti. Qualcuno addirittura ci ha rinunciato. Chiuso. In parecchi hanno dovuto annullare la serata dopo aver visto diminuire di oltre il 90 per cento le prenotazioni. Per il settore, dunque, si prospetta il secondo fine anno da incubo consecutivo. Dopo la lenta ripresa della scorsa estate, negli ultimi giorni l’emergenza virus è schizzata ancora al massimo livello di guardia.

«NON VENIAMO PIù»

«Abbiamo ridotto del 50 per cento la capienza del locale – spiega Mauro Palmieri, titolare della Lanternina, a Pratoranieri –. Dalle 120 persone che possiamo ospitare abitualmente siamo scesi a 60 per garantire il rispetto delle normative in vigore e per dare anche una sicurezza maggiore ai clienti. Non è stato però facile organizzare la serata di Capodanno. Abbiamo avuto almeno una trentina di disdette che poi sono state sostituite da altre prenotazioni. Siamo riusciti, almeno per ora, ad avere il locale al completo. Il prezzo è rimasto lo stesso del periodo pre-pandemia nonostante l’aumento dei costi. Metteremo in atto tutte le precauzioni per garantire il massimo della sicurezza, con controllo del Green pass, misurazione della temperatura e chiusura del guardaroba». Cenone con disdette anche al Piccolo Mondo. Qui la serata del 31 dicembre è da sempre un appuntamento da non perdere. «Abbiamo circa 80 prenotazioni su 120 posti – dice Silvio Passini – in pratica meno della metà della capienza tradizionale che in tempi pre-Covid arrivava a 180 persone. Abbiamo cambiato il format della serata rinunciando all’intrattenimento musicale e all’animazione che accompagnavano i clienti fino all’alba. Sarà un cenone più tradizionale con un costo ridotto rispetto agli anni scorsi. Negli ultimi giorni le disdette sono state continue, in 48 ore almeno una quarantina. Probabilmente la scelta migliore sarebbe stata quella di rimanere chiusi, ma abbiamo otto dipendenti fissi più quelli a chiamata e dobbiamo dare risposte anche a loro, inoltre abbiamo voluto continuare la tradizione dei cenoni di fine anno anche se rivisitata».

TUTTO ANNULLATO

Per il ristorante Da Cuore, invece, la scelta di annullare il cenone è stata obbligata. «Avevamo una trentina di prenotazioni – racconta Chiara Palmieri – soprattutto clienti abituali da Siena, Arezzo e Milano. Tutte annullate in pochi giorni, così abbiamo contattato le ultime persone che erano rimaste e gli abbiamo comunicato la scelta di chiudere. Non aveva senso rimanere aperti e attendere altre prenotazioni. È un periodo drammatico sia per i clienti che per tutto il comparto della ristorazione». Le disdette sono continue anche per il Roses Garden, che però ha scelto di rimanere comunque aperto. «Mercoledì avevamo 40 prenotazioni, siamo scesi a 30 – conferma Roberto Conti –. Con questa situazione la gente non ha voglia di uscire e con questi numeri la rimessa è certa, ma abbiamo scelto di rimanere aperti per dare un servizio ai clienti affezionati nonostante la ristorazione sia ancora una volta il settore più penalizzato».

RIECCO L’ASPORTO

L’osteria Marrini aveva già deciso di rimanere chiusa sia a Natale che a Capodanno offrendo un servizio di gastronomia da asporto. Ma anche in questo caso i clienti sono pochi. «Abbiamo provato a offrire un menù già pronto da consumare a casa, ma non c’è molta richiesta – conferma Liliana Marrini – tanta gente rimane chiusa, ha paura e con le quarantene non si muove nessuno. Lo scorso anno con i ristoranti serrati la gastronomia da asporto un po’ ha funzionato, quest’anno invece tutto il settore è sotto tono e in preda a una crisi di cui non si vede la fine».

Primo piano
Il caso

Livorno, evade dal carcere delle Sughere: chi è e come è riuscito a scappare

di Stefano Taglione