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Grosseto

Laura in pensione, una vita per Bata Ha venduto scarpe per quarant’anni

pierluigi sposato
Laura in pensione, una vita per Bata Ha venduto scarpe per quarant’anni

Con lo stesso datore di lavoro in tre negozi. «Oggi c’è un appiattimento dei gusti, prima i clienti ci tenevano di più» 

30 dicembre 2021
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l’intervista

pierluigi sposato

Ha messo ai piedi dei grossetani e delle grossetane decine di migliaia di paia di scarpe, non le sa contare neppure lei. Da domani, 31 dicembre, va in pensione: più di quarantuno anni dopo il primo giorno di lavoro, datato 11 marzo 1980. Lei è Laura Cesaroni, una vita per Bata nelle tre sedi in città: sotto ai portici di piazza Dante, poi in via del Sabotino, per ultimo, da dieci anni, al centro commerciale Aurelia Antica. “Laura di Bata”, insomma. Davvero si può dire per lei che… appenderà le scarpe al chiodo.

«Quando Bata aveva aperto il suo primo negozio io avevo poco più di venti anni. E per me sono stati i migliori e non solo perché ero giovane – dice Laura Cesaroni – Perché è stato lì, in quel momento, che ho imparato a lavorare con i miei maestri, con i commessi del tempo. Eravamo più spensierati, sicuramente. Ma c’erano anche maggiori soddisfazioni nel lavoro».

Poi? Cosa è cambiato?

«È cambiato tutto con l’arrivo dell’euro, con i centri commerciali, con gli acquisti su internet. Perché si è perso il rapporto umano. Io da Bata sono cresciuta sia umanamente sia professionalmente, la formazione che ho ricevuto da un’azienda così grande è stata straordinaria. Per me Bata è stata un faro. E poi diciamolo: rimanere per quasi 42 anni con il medesimo datore di lavoro oggi è difficile se non impossibile e di questo vado orgogliosa».

Chi è passato dal suo negozio?

«Io ho servito generazioni intere. Oggi ci sono persone adulte che vengono in negozio e mi dicono “Sa, signora, io venivo da lei con i miei genitori quando ero piccola. Me la ricordo sempre: e sono contento che sia ancora qui”. Ecco, io voglio ringraziare tutti i miei clienti come anche tutti coloro che mi hanno insegnato a far meglio il mio lavoro».

Facciamo qualche nome…

«Le colleghe: Claudia Lembo, Romina Caoduro, Patrizia Fiorese, Vanessa Celletti. Con loro ci sono anche rapporti di amicizia saldi. E poi i miei genitori e i miei suoceri, coloro che mi hanno aiutato nel crescere mia figlia Giulia. Da domani prometto di ricambiare interamente l’aiuto che mi hanno dato, adesso sono loro ad aver bisogno. Mi sento in colpa per aver trascurato la famiglia: sono venuta al lavoro anche quando le mie condizioni fisiche non erano al top, ma sentivo di doverlo fare per rispetto delle colleghe e per non creare difficoltà al negozio».

Per fare la commessa, per stare dietro a un bancone, quale il requisito principale?

«Regole, ordine. O almeno è stata questa la disciplina che mi sono imposta e che mi ha consentito di rimanere così tanto con Bata».

E come sono cambiati, se sono cambiati, i gusti dei grossetani?

«La concorrenza decide tutto, ogni due mesi la moda cambia. Rispetto al passato, adesso c’è un appiattimento dei gusti. Prima la gente veniva al negozio e cercava qualcosa di bello per andare a certi appuntamenti, ad esempio a teatro: i grossetani ci tenevano ad andare vestiti bene. Oggi, da qualche tempo, c’è più uniformità, la gente è più anonima».

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