Lutto
Maxidistretto sanitario verso la revisione Primo sì da Firenze
Il consiglio regionale ha votato un atto di indirizzo Ulmi (Lega): «Finalmente, le criticità erano troppe»
Massimiliano Frascino
grosseto. Si profila all’orizzonte una revisione della grande zona sociosanitaria governata da Coeso-Sds, che oggi comprende area grossetana, Colline metallifere e Amiata grossetana. Ma i giochi sono tutt’altro che fatti.
Ieri, intanto, il consiglio regionale ha approvato all’unanimità un atto di indirizzo collegato all’atto di bilancio. Che dopo un periodo di sperimentazione prevede una valutazione complessiva della legge regionale che cinque anni fa ha ridisegnato i distretti sociosanitari della Regione. Da cui era nato il maxi-distretto oggi gestito da Coeso-Sds. Entusiasta il consigliere del Carroccio, Andrea Ulmi, vicepresidente della commissione sanità del consiglio regionale. «Finora – sostiene – la revisione del distretto legato al Coeso sembrava un tabù ed era un cavallo di battaglia della Lega, su cui il Comune di Grosseto ha avviato un’attenta valutazione. Proprio l’ipotesi che il capoluogo uscisse dal Coeso fu considerata dal segretario del Pd Giacomo Termine motivo per rompere il patto parasociale e giustificare la mancata elezione di Antonfrancesco Vivarelli Colonna alla presidenza. Oggi lo stesso Pd sostiene questa tesi con atti concreti, tanto più dopo la revisione del maxidistretto aretino già approvata. Questo oltre all’unanimità dei consensi del consiglio garantisce a tale scelta un’ampia forza politica».
Ora cominceranno le grandi manovre, ma nessuno è in grado di sapere quale sarà il punto di caduta. Per Ulmi, la fusione dei tre vecchi distretti ha mostrato le sue criticità. «Il maxidistretto – spiega – è troppo eterogeneo, con interessi dei singoli territori difficili da conciliare. Visti i risultati, occorre coinvolgere tutti gli interessati. Il consiglio regionale ha fatto la propria parte. Adesso che l’indirizzo assunto non resti auspicio, ma diventi realtà». L’ipotesi sulla quale si starebbe ragionando, prevede due distretti: area grossetana e Colline metallifere, e quello unico dell’Amiata, coi versanti grossetano e senese riuniti. A propendere per il distretto unico della montagna, sarebbero i comuni del versante grossetano in un anelito “autonomista”.
Ma le cose non sono così semplici. Ci sono infatti due ordini di problemi: la dimensione ideale della popolazione per garantire servizi efficaci, e la sostenibilità economica del distretto. Quando nacque l’attuale maxidistretto governato da Ceso-Sds, le tre zone precedenti avevano bilanci di 12,5 milioni di euro (area grossetana), 3,5 milioni (Colline Metallifere) e 1,6 milioni (Amiata grossetano), con servizi disomogenei. Oggi il “gigante” ha un bilancio che supera i 30 milioni di euro, con un contributo regionale di 580mila euro (all’anno) per l’unificazione, Un’omogeneità maggiore di prestazioni e procedure. Oltretutto, il nuovo distretto coi due versanti della montagna, se fosse istituito, avrebbe appena 30mila abitanti, con un problema serio di sostenibilità.
Ammesso e non concesso che quello senese accettassero di separarsi dal distretto esistente. La dimensione minima per i servizi sociosanitari, infatti, è di almeno 50mila abitanti. Con la configurazione attuale, se non altro, i Comuni più grandi contribuiscono a tenere in piedi i servizi in quelli più piccoli. Che hanno poche risorse a disposizione. Non solo questo, però. In parallelo a scarsità di risorse e difficoltà per la pandemia, c’è anche il problema della reperibilità di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e in generale delle figure mediche. Non è un segreto per nessuno l’indisponibilità dei medici a trasferirsi nelle aree interne marginali. Tornare indietro, quindi, rischia di generare più problemi di quanti ne risolverebbe. Per cui la partita rimane apertissima.
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