Sicurezza
Il comparto chimico regge al virus Confindustria: «Investe e occupa»
scarlino. La pandemia da coronavirus ha lasciato il segno anche sul comparto chimico locale, ma secondo Confindustria «esso si conferma una certezza per l’economia della provincia di Grosseto», stando ai numeri del Bilancio di sostenibilità 2020 del comparto chimico toscano che Confindustria ha presentato, all’interno del quale la Maremma è rappresentata dalle due grandi imprese del polo chimico del Casone di Scarlino, Nuova Solmine e Venator.
Le aziende del comparto chimico della provincia di Grosseto hanno fatto registrare complessivamente un valore della produzione di circa 329 milioni di euro, «permettendo la creazione di ricchezza e valore aggiunto per 23 milioni e 630mila euro a favore di dipendenti e collaboratori, cifre che non possono che rappresentare un’irrinunciabile certezza».
Un altro elemento positivo è rappresentato dal fatto che «nonostante le difficoltà di un anno segnato dal Covid, nel corso del 2020, da parte delle aziende chimiche grossetane non sono mancati investimenti pari a circa 20 milioni di euro (su un totale di 112 milioni a livello regionale) , cifra di poco inferiore all’anno precedente»; gli investimenti sono stati distribuiti fra costi per la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti, acquisto di nuove attrezzature e ulteriori costi del personale; le aziende del comparto hanno sostenuto le attività delle imprese appaltatrici e dei fornitori per oltre 20 milioni di euro.
E poi a far propendere verso la positività c’è il numero dei dipendenti: le due società – sempre secondo i dati di Confindustria – occupano 340 dipendenti interni a tempo indeterminato, a cui se ne aggiungono circa altri 400 dell’indotto; nel complesso, oltre il 90 per cento dei dipendenti è residente nella provincia di Grosseto e in particolar modo nei Comuni dell’area nord. «La tendenza di garantire occupazione per la popolazione di riferimento – rispecchia alla perfezione il trend regionale: gli occupati del comparto chimico sono per il 90% toscani e per la stessa percentuale sono assunti con contratto a tempo indeterminato».
«È vero, la crisi c’è stata – nota Dario Lolini, vicepresidente della sezione chimica di Confindustria Toscana Sud e presidente della sezione chimica della delegazione di Grosseto, dirigente di Nuova Solmine – Le conseguenze della pandemia si sono fatte sentire pesantemente anche a livello locale perché il mercato è globale: i raffronti con le cifre dell’anno precedente rappresentano questa flessione. Ma occorre ragionare anche in termini di valori assoluti e sotto questo punto di vista è chiaro che il comparto della chimica resta strategico per l’economia della provincia: a fronte di una fisiologica diminuzione del valore della produzione e della ricchezza distribuita, i livelli occupazionali si sono mantenuti stabili. Così come gli investimenti negli impianti e la volontà di puntare sulla formazione. È una sostenibilità economica e sociale che dura nel tempo, crisi o non crisi. Per tutte queste ragioni il comparto resta un’eccellenza e merita sostegno. Anche perché le prospettive sono incoraggianti: dopo un primo semestre 2021 in cui le vendite non sono andate bene per mancanza di materie prime, nel secondo semestre l’intero polo chimico locale ha fatto registrare un andamento estremamente positivo, trend che riteniamo proseguirà anche per il 2022».
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