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Morto dopo il volo dal ponte sull'Ombrone, ora si cerca la sua famiglia in Ghana
Grosseto: il corpo del ciclista 36enne è ancora all’obitorio. L’autopsia non è stata fissata
GROSSETO. Dev’essere ancora disposta l’autopsia sul corpo di Emmanuel Yeboah, il 36enne originario del Ghana morto dopo essere stato investito da un autocarro mentre pedalava sul ponte nella provinciale 154 di Spadino. Il ciclista, subito dopo l’impatto, è stato sbalzato oltre il guardrail laterale giù dal ponte, con un volo di circa 8 metri.
Il corpo è all’obitorio dell’ospedale Misericordia di Grosseto a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il pm è Federico Falco. Ancora da fissare l’autopsia. E resta da rintracciare la famiglia della vittima, che abita in Ghana in una regione difficile da raggiungere. Da Grosseto sono in corso contatti con il consolato italiano in Ghana per rintracciare i familiari. A quanto si apprende, e come riferito dagli amici di Yeboah che venerdì mattina hanno effettuato il riconoscimento del corpo, Emmanuel «aveva in Ghana una mamma, un babbo e sorelle, mentre un fratello è morto l’anno scorso». Al momento, Yeboah aveva il permesso di soggiorno scaduto ma la pratica di rinnovo era in corso. Probabilmente il corpo tornerà in Ghana dalla famiglia. L’incidente è successo poco dopo le 8 sul ponte sull’Ombrone, sulla strada provinciale 154 di Spadino. Entrambi i mezzi coinvolti, sia la mountain bike della vittima che l’autocarro furgonato condotto da un esercente grossetano, viaggiavano nella stessa direzione, da Grosseto verso Roma. A un certo punto l’autocarro furgonato ha urtato la bici con il paraurti anteriore, la fiancata destra e lo specchietto laterale destro; il corpo di Emmanuel Yeboah è stato così sbalzato giù dal ponte. Qua il limite di velocità è 50 chilometri all’ora. La carreggiata è stretta, c’è la striscia continua ma il transito delle bici da Grosseto sud verso Orbetello è consentito – non essendoci complanari – mentre le bici non possono circolare da Grosseto sud verso nord. Per quanto sia consentita verso sud, la circolazione delle bici su quest’arteria è considerata comunque pericolosa, anche e soprattutto per il passaggio dei mezzi pesanti in uscita da Grosseto. E gli automobilisti devono prestare la massima attenzione.
Nell’aprile 2019 si ricorda un pedone travolto e ucciso in via Aurelia sud dopo la stazione di servizio della Esso da un’auto che non si fermò. Rimase per terra lungo il ciglio della strada che corre verso l’imbocco sull’Aurelia e fu visto da un’automobilista che dette l’allarme.
Pochi mesi dopo, nell’ottobre 2019, a restare ucciso intorno alle 2 di notte sull’Aurelia sud fu un quarantenne di origini tunisine. Viaggiava con una bicicletta nera senza la luce posteriore quando fu urtato da un 24enne di Grosseto che anche in quel caso proseguì la marcia senza fermarsi. «Non mi sono accorto che fosse un uomo, ho creduto di aver urtato un animale», si giustificò lui in caserma dopo aver letto su internet la notizia della tragedia.
Diversa, invece, la dinamica nell’incidente di pochi giorni fa sul ponte di Spadino, dove l’uomo che ha investito il ciclista si è fermato subito, disperato e in preda allo choc, e ha aspettato l’arrivo dei soccorsi e delle forze dell’ordine.
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