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Adesso la corsa è a vaccinare i più piccoli «Così tuteliamo la loro salute psicofisica»

Gian Ugo Berti
Adesso la corsa è a vaccinare i più piccoli «Così tuteliamo la loro salute psicofisica»

Barrasso, medico di base a Orbetello, invita a non sottovalutare gli effetti del “long Covid” e le complicanze

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Gian Ugo Berti

ORBETELLO. I bambini sono adesso il punto debole dell’andamento della pandemia da Covid-19. Vaccinandoli, tuteleremo la salute loro e di tutti noi. Anche perché sempre più frequenti sono i casi di “long Covid”, ovvero le complicazioni a carico di organi, soprattutto cervello e polmoni, che possono rimanere per lungo tempo. Lo spiega Michele Barrasso, medico di base ad Orbetello e a Magliano in Toscana.

«Sul territorio – dice il dottor Barrasso – sto assistendo a un calo delle adesioni antinfluenzali, con ricadute negative sulla disponibilità dei tamponi».

Come medico di base, è preoccupato per la variante “sudafricana”?

«La nuova variante sudafricana preoccupa perché potrebbe “bucare” il vaccino. Non abbiamo molti elementi ed attendiamo. In Sudafrica non si riscontra un significativo aumento di casi, ospedalizzazioni e decessi negli ultimi 30 giorni. C’è maggiore incremento nel centro Europa. Altro dato rassicurante: il caso zero italiano vaccinato con doppia dose sta bene. È necessario essere cauti, far incrementare la somministrazione delle terze dosi, convincere i “ritardatari” a cominciare il ciclo e ad aumentare il livello di guardia (mascherine, igiene, distanziamento, tamponi precoci alla comparsa di sintomi). Ultimamente vedo da parte di tutti molta meno attenzione».

Cosa pensa della vaccinazione ai bambini? Percepisce scetticismo fra la gente?

«Anche il Covid può far star male i bambini, seppur più raramente: possono avere problemi respiratori, andare in terapia intensiva, avere strascichi nel “long Covid”. I bambini che non verranno vaccinati rappresentano veicoli del virus per la famiglia e per evitare che si infettino tutti bisognerà chiudere le scuole e tornare in Dad, con le sue conseguenze: disturbi neuropsichici, ansia, calo del tono dell’umore fino al ritiro sociale, rabbia, aggressività, comportamenti oppositivi, scarso apprendimento, disturbi del comportamento alimentare. Bisogna vaccinare i bambini non per proteggere anziani, fragili o i no-vax, ma per garantire la salute psicofisica degli stessi. I genitori si confronteranno con il pediatra e sceglieranno per il meglio».

Come sta procedendo la profilassi antinfluenzale nel suo territorio?

«Purtroppo, sto assistendo una diserzione tra i miei assistiti per quanto riguarda il vaccino antinfluenzale. Come se si andasse per priorità: intanto facciamo il Covid, poi si vede, non comprendendo che ammalandosi tutti meno, eviteremo disservizi nell’effettuare i tamponi a chi veramente ne avrà bisogno. Non potremo distinguere tra una forma influenzale o parainfluenzale da una infezione da Sars-Cov2 se non con un tampone, ma impiegandoli in maniera impropria per tutti mancheranno per coloro ai quali sarà necessario con gravi ritardi. Si dice sempre più spesso, che il peggio, per il paziente, viene dopo la guarigione, data la presenza di danni irreversibili agli organi, soprattutto al polmone e al cervello, la cosiddetta “sindrome long Covid”».

Come si può gestire la situazione dell’assistenza domiciliare?

«È abbastanza frequente, più di quanto si possa pensare. È necessario istituire reparti dedicati, come quello di Cecina, che comunque ha pochi posti dedicati. Bisogna farsi carico dei pazienti colpiti. Trattasi di una sindrome complessa, ancora non ben definita nella sua durata e nelle sue terapie, e per questo da continuare a studiare. La gestione domiciliare è impegnativa, fondamentalmente in carico alla medicina territoriale in primis (medico di base e Usca). Abbiamo retto nelle scorse ondate, reggeremo anche in questa se la popolazione ci darà una mano nella prevenzione. Inoltre almeno nella nostra realtà grossetana c’è un aumento dell’utilizzo degli anticorpi monoclonali che sembrano avere un’influenza notevole sulla prognosi nei pazienti sopra i 65 anni. Diciamo che il nostro comune intento sarà di evitare i ricoveri il più possibile».

Quali sono le sue esperienze con le persone che non vogliono vaccinarsi per scelta?

«Non parlo dei no-vax perché a volte non si può far capire con la razionalità un problema che da loro viene vissuto con l’emotività; per me sono tutti pazienti e verranno seguiti allo stesso modo, mi sembra assurdo la proposta di far pagare loro le spese mediche. È come se volessi far pagare a un diabetico obeso le spese per le sue terapie se fosse colpito da un infarto coronarico: è un problema complesso di percezione individuale del rischio di certi nostri comportamenti, valevole per molti altri problemi di salute oltre al Covid».

Teme il picco dei casi a Natale? Consigli utili?

«Ci sarà un trend in crescita nel periodo delle feste natalizie. È necessario non farsi prendere dallo sconforto e cercare di proteggere sé stessi e gli altri con tutte le armi disponibili. Riscopriamo un’antica virtù: la pazienza. Augurando a tutti di poter avere tanta serenità per questo periodo festivo che si sta avvicinando, cerchiamo tutti nel nostro piccolo di cooperare, di non remare contro».

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di Redazione web