Il Tirreno

Grosseto

Dall’anoressia alla vigoressia Così ragazze e ragazzi “lottano” contro i loro corpi

Massimiliano Frascino

La direttrice Margherita Papa, psicologa, descrive un fenomeno che colpisce fasce di età sempre più basse, a partire dai 13-14 anni 

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L’INTERVISTA

Massimiliano Frascino

Quando a metà dell’anno prossimo saranno attivati i 20 posti letto per le attività residenziali, il Servizio dell’Unità funzionale “disturbi alimentari” dell’azienda Usl Toscana Sudest sarà l’unico in regione a gestire in house tutti e quattro i livelli di cura previsti dalla normativa: ambulatoriale, diurno, residenziale e ospedaliero. Nel frattempo, dal primo dicembre scorso, ai percorsi ambulatoriali e ospedaliero si è aggiunto quello semiresidenziale, con il diurno ospitato nel nuovo polo di Casa Mora a Castiglione. Lo dirige la dottoressa Margherita Papa.

«In questa prima fase – spiega la psicologa – abbiamo iniziato con le attività diurne che coinvolgono sei persone, che presto diventeranno otto. Speriamo entro la metà del 2022 di poter attivare anche i posti letto dedicati al percorso riabilitativo residenziale. Una volta a regime, saremo l’unica realtà pubblica in regione a gestire direttamente tutti i percorsi assistenziali previsti per il trattamento di questo tipo di disturbi».

Il polo castiglionese ospita persone che soffrono di disturbi da alimentazione incontrollata, anoressia e bulimia. «Si tratta – entra nel merito Papa – prevalentemente di persone giovani o giovanissime. Purtroppo, l’insorgere riscontriamo questo tipo di problemi in fasce di età sempre più basse, a partire dai 13 e 14 anni. I disturbi da alimentazione incontrollata danno problemi di obesità e sovrappeso, mentre la bulimia sostanzialmente si differenzia per il fatto che chi ne soffre mantiene un peso corporeo abbastanza stabile. In entrambi i casi le complicazioni possono essere il diabete, affaticamento e scompensi cardiovascolari, oltre naturalmente alla forte sofferenza psicologica. Il disturbo più grave, ovviamente, è l’anoressia. Che nella fascia d’età tra 14 e 24 anni costituisce la seconda causa di morte. Generalmente Prendiamo in carico un’utenza in prevalenza femminile, anche se negli ultimi anni gli stessi fenomeni si manifestano anche tra i maschi».

I centri di questo tipo non sono molti in regione, e al servizio grossetano di trattamento dei disturbi dell’alimentazione accedono ragazze e ragazzi provenienti dalla provincia, ma anche dalle zone limitrofe del Livornese, Senese e del Lazio. A testimonianza dell’importanza di questo tipo di terapie.

«I disturbi dell’alimentazione che vengono presi in carico dal centro – aggiunge la dottoressa Papa – comportano trattamenti terapeutici che mediamente durano 5 anni, con periodi di trattamento che possono arrivare anche a 8 o 9. Sono comportamenti che hanno un’origine multifattoriale, scatenati da predisposizione genetica, fattori sociali, caratteriali o di contesto familiare. Si manifestano a partire dal rapporto che ciascuno ha in relazione al proprio corpo. Nella nostra cultura il corpo è un po’ considerato come un biglietto da visita, rilevante nelle relazioni personali e familiari. La percezione che i nostri pazienti hanno della propria immagine rispetto agli altri, inoltre, viene amplificata in modo esponenziale dall’utilizzo dei social. Le ragazze soffrono molto il fatto di essere esposte allo sguardo degli altri, e questo scatena comportamenti patologici sui quali occorre intervenire tempestivamente. Rispetto ai ragazzi, invece, il fenomeno si manifesta attraverso la cosiddetta “vigoressia”. Con l’assunzione di anabolizzanti e l’iperattività sportiva, finalizzate a modificare in maniera socialmente apprezzabile il proprio aspetto».

Al servizio i pazienti accedono per via ambulatoriale, oppure a seguito degli invii dei medici di medicina generali e dei pediatri, vista anche la sempre più giovane età delle persone interessate. «La Regione sta ampliando il piano di formazione specifico per questi disturbi che interessa i medici di base. Il fenomeno dei disturbi alimentari, infatti, è in continua evoluzione ed espansione. Il periodo prolungato dei lockdown, da questo punto di vista, ha indotto un incremento notevole degli accessi, perché l’isolamento sociale ha portato molti giovani a concentrarsi sui temi della forma fisica. Chiuse in casa le persone più fragili si sono concentrate sulle proprie ossessioni, finendo per avere comportamenti patologici».

Il centro di Castiglione è una struttura riabilitativa, organizzata in ambienti per svolgere attività socio terapeutiche, con stanze dedicate alla psicoterapia individuale, di gruppo e familiare. «Una volta a regime con i 20 posti letto residenziali – conclude la responsabile – potremmo seguire quotidianamente 30 persone, con una ventina di professionisti fra psicologi, psichiatri, educatori, infermieri, oss, medico nutrizionista e dietista».

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