Sicurezza
Aule freezer: 12 gradi al liceo scientifico Gli studenti scioperano per il freddo
Si rompe la caldaia: 50 classi al gelo, alcune lezioni in cortile. La preside: «Ci stiamo adoperando per risolvere il problema»
Francesca Ferri
GROSSETO. Entrare in aula e avere la sensazione che fa più freddo rispetto a fuori. Anzi, no: non è una sensazione. È proprio così. Il termometro non mente: 12,6° centigradi.
Lunedì polare in un’ala del liceo scientifico Marconi di Grosseto, al polo liceale Aldi, Cittadella dello studente.
La temperatura nelle aule era gelida ieri mattina e così studenti e insegnanti si sono rimessi il cappotto e hanno incrociano le braccia. Sciopero per freddo.
Cinquanta classi ferme, impossibilitate a far lezione. Ed è la seconda volta che succede, dopo la protesta, per gli stessi motivi, fatta il 1° dicembre.
«I termostati segnano da 13,4° a 12,6° – denunciano gli studenti e le studentesse dello scientifico – e così non si può fare lezione».
Non aiuta dover tenere le finestre e le porte aperte, secondo quanto imposto dalle misure di contrasto alla pandemia da Covid.
«Negli anni passati – raccontano ancora gli studenti – era già capitato che qualche volta i termosifoni non funzionassero, ma con le finestre chiuse si riusciva a sopportare, finché non veniva sistemata la caldaia».
Già, la caldaia. A quanto pare tutto nasce da un guasto dell’impianto, che è suddiviso in tre linee: due che riscaldano, o dovrebbero, il liceo scientifico, e una che serve il classico.
Quest’ultima si è bloccata e quando ieri mattina i ragazzi e i loro insegnanti sono entrati in classe la temperatura era gelida.
«Gli insegnanti hanno riportato sul registro elettronico che il motivo della sospensione delle lezioni è il freddo – dicono ancora i ragazzi –. Secondo le norme, la temperatura a scuola non dovrebbe essere inferiore a 18°. Ma qui siamo molto sotto».
Non che, poi, 18° siano tanti, soprattutto se si devono passare cinque ore fermi al banco. Ma tant’è.
In mattinata l’impianto di riscaldamento è ripartito ma c’è voluto un bel po’ per riportare la temperatura a livelli accettabili. Tanto che alcuni insegnanti sono usciti e hanno fatto lezione fuori, in cortile, al sole.
«Ci stiamo adoperando per risolvere il problema con la Siram, la ditta che ha in appalto l’impianto, e la Provincia – spiega al Tirreno la preside, Maria Cristina Alocci –. È un enorme disagio che dobbiamo risolvere. Sto aspettando che il tecnico torni dal suo sopralluogo e ci dica qual è l’entità del guasto. Ho anche informato il presidente della Provincia». La Provincia è, infatti, l’ente proprietario degli edifici scolastici.
Dopo il sopralluogo è stata trovata una soluzione momentanea: lasciare accesso il riscaldamento 24 ore su 24, fino a quando non si capirà da cosa deriva il guasto.
«Ma – dicono gli studenti – hanno parlato anche di settimane in queste condizioni».
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