Sicurezza
Dai sindaci dei Comuni più poveri arriva il gesto solidale più grande
Roccalbegna e Semproniano donano alla Caritas: una provocazione positiva di cui spiegano il senso
Massimiliano Frascino
pitigliano. Da due dei Comuni più piccoli ma anche più poveri per reddito pro capite della Toscana arriva una mano tesa ai poverissimi della terra: come? Attraverso una donazione di piccole cifre alla Caritas della diocesi di Pitigliano, cui è di affidato il compito di individuare i beneficiari in una delle zone del terzo mondo dove anche pochi soldi possono fare la differenza.
È l’iniziativa a cui hanno pensato i sindaci di Roccalbegna, Massimo Galli, e quello di Semproniano, Luciano Petrucci, accomunati dalla sorte di governare due piccolissime comunità con poco più di 900 abitanti ciascuna, entrambe insediate in aree marginali sulle pendici dell’Amiata. La loro scelta di destinare una piccola cifra dei loro striminziti bilanci a un’iniziativa di solidarietà nasce come provocazione positiva all’opinione pubblica. Per dimostrare che c’è sempre la possibilità di farsi carico dei problemi di qualcun altro, senza ignorarne le condizioni di bisogno nel Terzo mondo. Ma anche per richiamare l’attenzione sulle condizioni drammatiche di chi amministra Comuni in aree marginali, economicamente depresse, e con una popolazione residente sempre più vecchia. Problema che in Toscana riguarda almeno 119 enti locali sotto i cinquemila abitanti – soglia convenzionale che identifica i piccoli Comuni – rispetto ai 273 totali presenti sul territorio regionale.
In provincia di Grosseto si tratta di 19 Comuni sui 28 totali. Fra i quali ci sono quelli di Roccalbegna e Semproniano: il primo nelle statistiche elaborate dall’Anci Toscana è il Comune più povero della regione (dato al 2014) con un reddito imponibile pro-capite annuo di appena 12. 936 euro. Mentre Semproniano occupa la sestultima posizione con 13. 667 euro. A fronte di una media regionale di 17. 698 euro. «Nel nostro piccolo – spiega il primo cittadino di Semproniano, Petrucci – destineremo come contributo di solidarietà 500 euro, per finanziare un’opera di beneficenza gestita dalla Caritas. E proveremo a coinvolgere Cia, Confagricoltura, la banca locale e i privati per cercare di incrementare la dotazione. Vogliamo dimostrare che con poco possiamo fare comunque qualcosa per chi ha anche molto meno della nostra comunità. Ma ci piacerebbe che questa fosse l’occasione per far riflettere tutti quanti sulle condizioni difficilissime in cui si dibattono le comunità dei nostri piccoli paesi. Nella speranza di vedere un’inversione di tendenza». Semproniano è emblematico di molti paesi nelle stesse condizioni. 990 abitanti, la stragrande maggioranza dei quali pensionati ultra sessantacinquenni, e appena una sessantina di bambini che frequentano la scuola primaria e secondaria. Una macelleria, una falegnameria, due ristoranti, aperti solo d’estate, qualche negozio, un’attività di macellazione, una casa di riposo e qualche agriturismo, con la grande azienda agricola di Cortevecchia che traina l’ospitalità turistica.
«Abbiamo davvero moltissimi problemi – aggiunge Petrucci – e per una realtà come la nostra anche cifre che vanno dai 20 ai 100mila euro diventano significative. Ad esempio: io qui ho fatto per anni il veterinario, c’erano 80-90 allevamenti con otto-diecimila pecore. Oggi di animali ce ne saranno rimasti sì e no duemila, e questo ha comportato un abbandono delle campagne. Abbiamo solo sette dipendenti comunali; l’ingegnere dell’ufficio tecnico è originario di Benevento, e come quasi tutti appena gli sarà possibile ci lascerà per avvicinarsi a casa. Non posso biasimarlo. Questo per dire che la crisi demografica ha effetti drammatici. Fino agli anni 70, costruivamo le scuole. Oggi abbiamo bisogno di case di riposo e spazi al cimitero».
Stessa musica risuona dalle parti di Roccalbegna, altro micro comune con 930 residenti che, nonostante i 150mila euro che gli arrivano dal fondo geotermico, vanta il poco invidiabile primato di essere l’ultimo comune della Toscana per reddito imponibile pro capite. «Noi abbiamo deciso di destinare alla Caritas mille euro – spiega il sindaco Galli – Sono consapevole che una cifra quasi simbolica, ma proprio per questo è tanto più significativa. E mi auguro il contrasto stridente tra quelli che sono i bisogni e quello che possiamo dare, spinga molti a riflettere sulle condizioni in cui versano i piccoli Comuni dell’entroterra nella nostra provincia, dai quali, fatalmente, i giovani si trasferiscono sempre più spesso verso Grosseto. È un flusso migratorio interno che spopola il territorio e lo impoverisce di servizi in un circolo vizioso che vogliamo interrompere».
Don Alessandro Baglioni, responsabile episcopale della carità – da parte sua – ringrazia i due Comuni, e spiega che «sabato prossimo porterò l’argomento in discussione nel consiglio direttivo della Caritas, per capire su quale iniziativa indirizzare le risorse che ci arriveranno. A oggi sosteniamo alcuni progetti in Siria e in Palestina, e attraverso altre organizzazioni In Africa».
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