Il Tirreno

Grosseto

Sciopero della scuola 

Rinforzi non rinnovati «Sanificazioni a rischio»

Rinforzi non rinnovati «Sanificazioni a rischio»

Plessi chiusi e disagi, Russo (Cgil): «Il governo non ascolta» Salta l’organico Covid per gli Ata, si temono ripercussioni 

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grosseto. Un migliaio di insegnanti da stabilizzare, appena 50 prof di sostegno immessi in ruolo a fronte di 400 cattedre. E poi: classi sovraffollate, stipendi bassi. E pure lo spettro del Covid e le sanificazioni a rischio, visto che non sono previsti i rinnovi del personale Ata aggiuntivo, chiamato all’inizio della pandemia.

Per questo, e non solo, la scuola maremmana e amiatina ha aderito allo sciopero dei lavoratori della scuola indetto ieri da Flc Cgil, Uil scuola, Snals-Confsal e Gilda Unams. Un’adesione «importante», la definiscono i sindacati, con diverse scuole rimaste chiuse: l’istituto comprensivo 2, il comprensivo 5 e l’Isis Manetti Porciatti. E poi alcuni plessi chiusi e molte classi uscite prima all’istituto comprensivo 1, al comprensivo 4 e al Polo Aldi, tanto per restare in città. A macchia di leopardo l’adesione in provincia: chiusi i comprensivi di Porto Santo Stefano e di Orbetello e diversi disagi nelle altre scuole dovute alla massiccia adesione del personale scolastico.

«La misura è colma – spiega Cristoforo Russo, segretario provinciale Flc Cgil Grosseto –. Chiediamo risorse e riceviamo tavoli. Il governo non ha dato segnali concreti e le aperture al dialogo non sono più sufficienti, perché il dialogo con il ministro è sempre stato franco e aperto e non è mai stato interrotto, ma ora servono misure che diano valore alla scuola, dignità professionale al personale».

A parlare sono i numeri. «Nella legge di Bilancio – dice ancora Russo – su 33 miliardi di euro di manovra, solo lo 0,6 per cento è stato stanziato per la scuola. Una cosa inaccettabile che non rende giustizia ai lavoratori e alla complessità dei problemi della scuola. Il governo non ha fatto nulla per cercare di dare risposte al personale della scuola rimasto senza atto negoziale per il rinnovo del contratto e senza risorse per un aumento a tre cifre come promesso dallo stesso ministro. Il che è ancora più grave perché nel Patto per l’istruzione, siglato la scorsa primavera, ben 21 punti erano dedicati alla centralità della scuola e si promettevano interventi – tra le altre cose – su stipendi, classi pollaio e stabilizzazione del precariato».

Ad oggi, spiega Russo al Tirreno, un insegnante di scuola superiore prossimo alla pensione guadagna circa 1.300 euro netti al mese.

I temi centrali alla base della mobilitazione sono: il rinnovo contrattuale (servono 350 euro al mese per adeguarsi alla media di uno stipendio della pubblica amministrazione, e ne sono previsti quest’anno solo 12); l’organico Covid, prorogato solo per i docenti, escludendo il personale Ata (a Grosseto ad oggi il personale con contratto Covid è diminuito del 25 per cento rispetto all’anno scorso, senza il rinnovo dei contratti Covid Ata si temono ripercussioni dal punto di vista delle sanificazioni e dell’organizzazione scolastica); classi troppo numerose (a Grosseto in media ogni plesso ha 7 classi con più di 25 alunni); nessun confronto sulle stabilizzazioni dei docenti (nel Grossetano spesso il servizio scolastico è garantito grazie alla presenza di lavoratori precari soprattutto nelle scuole diffuse sul territorio provinciale).

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