Il Tirreno

Grosseto

IN CITTà 

Famiglia senza Green pass fuori dal bus Controlli serrati nei bar e alla stazione

Tommaso Silvi

Ieri è entrato in vigore il passaporto vaccinale “rafforzato”, necessario per i locali al chiuso: il viaggio con le forze dell’ordine

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Tommaso Silvi

GROSSETO. Volevano prendere l’autobus per Paganico, per raggiungere poi Castel del Piano. Ma hanno trovato la polizia alla stazione di Grosseto, che ha chiesto loro il Green pass. Mamma, babbo e il figlio nel passeggino sono stati lasciati a piedi. La legge parla chiaro: per utilizzare il trasporto pubblico serve il passaporto vaccinale. A loro sarebbe bastato recarsi in una farmacia e farsi un tampone. Con l’esito negativo sarebbero potuti salire. Perché avrebbero - di fatto - ottenuto il Green pass “normale”. E non quello “rafforzato”, entrato in vigore ieri. Lunedì 6 dicembre. Una sorta di nuovo capitolo per quanto riguarda le norme anti-Covid. Una giornata in cui le forze dell’ordine – polizia, guardia di finanza e carabinieri – hanno effettuato numerosi accertamenti in città. Tutti i cittadini (o quasi) sono risultati in regola. «Ben vengano i controlli e le regole stringenti. Dobbiamo difenderci dal virus. E dobbiamo vaccinarci. Non voglio un Natale come l’anno scorso, altre chiusure significherebbero una mazzata tremenda per l’ economia», dice Orietta Bucci, seduta all’interno del bar Lulù, vicino allo stadio Jannella. «Anche se – puntualizza la responsabile del bar, Laura Gargano –, molti clienti sono in difficoltà. Non sanno se possono entrare, se possono sedersi. Diciamo che c’è molta confusione sulle nuove norme, da parte della gente».

IL SUPER GREEN PASS

Cos’è il super Green pass? Si tratta di una certificazione verde rinforzata, con nuove regole valide fino al 15 gennaio anche in zona bianca, che viene rilasciata solo a chi si è vaccinato o è guarito dal Covid e che permette a chi ne è in possesso di continuare a svolgere una serie di attività. Per chi non è vaccinato quindi subentrano nuove restrizioni. Il semplice tampone negativo – 72 ore di validità per quello molecolare, 48 ore per quello antigenico – ora serve solo per ottenere Green pass base. Da ieri sono scattati i controlli per cinema, teatri, stadi, ristoranti al chiuso: tutti luoghi blindati, anche in zona bianca fino al 15 gennaio, per chi non è in possesso della nuova super carta verde. Ricapitolando: per entrare in cinema, teatri, stadi e palazzetti dello sport, bar e ristoranti al chiuso, feste, discoteche e cerimonie pubbliche servirà il green pass «rafforzato». Il tampone non sarà più accettato, come succedeva fino a domenica.

PENDOLARI e lavoratori

«Credo che l’attenzione sul Green pass sia eccessiva. E ho la sensazione che non ci sia più una grande libertà di scelta per quanto riguarda il vaccino, considerato che alcune persone senza quello non possono lavorare. Starei più attenta all’obbligo di mascherina. Troppa gente non la indossa, o la mette in modo sbagliato». A parlare è Vanda Nardon, in attesa del treno alla stazione di Grosseto. Fuori, nello scalo degli autobus, Giovanni Iannuzzi viene fermato dalla finanza per un controllo. Ha il Green pass. «Mi sono vaccinato perché credo nella scienza – dice –, e perché mia moglie ha problemi di salute e voglio proteggerla».

I FURBETTI E I NO-VAX

Di fronte alla stazione di Grosseto una donna accompagna la mamma verso i binari del treno. Le viene chiesto un parere – come agli altri pendolari presenti – sulle nuove norme anti-Covid. Non c’è l’obbligo di rispondere, sia chiaro. Un’intervista si può anche rifiutare. Lei si lancia in un generico «siete tutti matti, io parto e me ne vado in Spagna». Poi, però, si rifiuta di accompagnare il suo punto di vista da nome e cognome e scappa via invitando l’anziana madre ad allungare il passo. Il virus divide e confonde. Come testimoniano le parole di Katarzyna Clark, dipendente della tabaccheria all’interno della stazione. «L’uso della mascherina per molti è un optional. Si avvicinano per parlare e la tolgono. Esattamente il contrario di quello che dice la regola».

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