Sicurezza
Storie di vigili del fuoco: dal pensionato di ferro all'ingegnera che salva la Maremma dagli incendi
In occasione della festa di Santa Barbara sono emersi aneddoti e personaggi con storie incredibili. I volti, i racconti, le paure e l’orgoglio
GROSSETO. «Quando entrai nei vigili del fuoco, il dirigente ci disse una cosa che non dimenticherò mai: “Quando la gente scappa, voi dovete andare”. Il nostro lavoro è questo». Massimo Giusti, capodistaccamento di Orbetello, 58 anni, 36 dei quali passati nei vigili del fuoco, non si dà arie da supereroe. E non nasconde che «qualche volta, be’, sì, senti anche la paura. Ma il dovere è più forte, e mentre sei lì, non ci pensi. Fai quello che devi». Un po’ eroi, però, questi uomini e queste donne lo sono. Perché «quello che devi» per loro è salvare vite umane nelle situazioni più pericolose che si possano immaginare: tra le fiamme, nelle alluvioni, negli incidenti.
SANTA BARBARA
A “salvare” loro è la patrona Santa Barbara, celebrata il 4 dicembre. E sabato 4 dicembre, nella caserma del comando grossetano, come da tradizione, l’omaggio alla patrona – alla presenza del comandante provinciale Pietro Vincenzo Raschillà, della prefetta Paola Berardino e del sindaco e presidente della Provincia Antonfrancesco Vivarelli Colonna – è stato occasione per un bilancio dell’attività dei primi undici mesi di quest’anno: ben 4.610 interventi di soccorso di cui 388 incendi di vegetazione, 131 dei quali boschivi, spenti insieme al servizio regionale Aib. Camion tirati a lucido con l’autoscala estesa in tutti i suoi 37 metri di lunghezza; mezzi anfibi e d’acqua in bella mostra; le barelle speciali e le imbracature del Saf – Soccorso alpino fluviale in primo piano; le divise fresche di bucato; e perfino l’unità cinofila diligentemente accucciata: il piazzale della caserma ha ospitato ieri l’intero schieramento di mezzi e vigili del fuoco appartenenti a tutte le specializzazioni e alle abilitazioni che operano nel comando di Grosseto. Presenti anche i capi distaccamento delle sedi di Follonica, Orbetello, Arcidosso e dei distaccamenti volontari di Manciano e Sorano. Il comandante ha donato al vescovo Giovanni Roncari una statuetta in legno di Santa Barbara, realizzata da un artigiano. Poi, dopo la messa, il rinfresco.
OTTO DONNE SU 220
In tutta la provincia i dipendenti sono 220. Tra di loro solo otto donne: quattro vigili del fuoco permanenti, due vigili del fuoco volontarie (a Sorano, tra cui la capodistaccamento Francesca Giubilei, 42 anni), ma ben due funzionarie.
LA FUNZIONARIA
L’ingegnera Eleonora Bizzarri, 33 anni, originaria di Perugia, è una di loro. Entrata un anno e mezzo fa proprio a Grosseto come prima assegnazione, quest’estate si è trovata a coordinare una delle operazioni più pericolose della complicata stagione degli incendi estivi: il rogo che, agli inizi di settembre, ha minacciato Capalbio. «Era tardo pomeriggio – ricorda – ricevemmo una richiesta di intervento per incendio sterpaglia, insieme ai volontari dell’Antincendio boschivo della Regione. Poi però si è evoluto in “incendio di interfaccia”». Insomma, le fiamme sono arrivate a lambire le case. E in questi casi la competenza è dei vigili del fuoco. «Abbiamo lavorato per tutta la notte – racconta l’ingegnera Bizzarri – con la difficoltà che, di notte, i velivoli come elicotteri e canadair non operano. E nel territorio c’erano molti poderi sparsi. Abbiamo allestito una Ucl, unità di comando locale, che ricrea la sala operativa sul posto per la gestione delle squadre e la mobilitazione dei mezzi». Squadre anche da più comandi, con l’intervento della colonna regionale. Un lavoro immane. Tutto gestito dalla giovane funzionaria. «E pensare che quella di entrare nei vigili del fuoco è stata una scelta casuale – sorride Bizzarri – Mi sono iscritta al concorso e l’ho vinto. Ma devo dire che è stata una bella casualità». E a chi pensa che questo sia un lavoro da machi, la funzionaria risponde: «Negli interventi di soccorso serve prestanza fisica. Ma nella gestione è un lavoro sicuramente adatto per le donne. I colleghi uomini ti mettono alla prova, sì. Ma per me è una sfida quotidiana, si cresce ogni giorno e ti dà tantissime soddisfazioni. Io ne sono molto fiera».
Il "SILENZIO"
La fierezza. L’orgoglio. Al suono delle note del “Silenzio” – suonato da Simone Giusti, figlio di Massimo, volontario dei vigili del fuoco – un lampo di commozione attraversa gli occhi dei pompieri. Anche di quelli ormai in pensione. Perché pompiere non si smette mai di esserlo.
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IL VIGILE IN CONGEDO
Come Quinto Zenobi, 71 anni, dell’associazione Vigili del fuoco in congedo. Ieri, con altri ex colleghi, c’era anche lui alla commemorazione. «L’intervento più difficile? Io sono entrato il 1° aprile del 1976, a Follonica e poco dopo ci fu un terribile incidente. Due autotreni, uno pieno di acido solforico e uno che trasportava le macchine, delle Fiat 127, si scontrarono sul ponte sul Pecora, vicino a Follonica, e finirono coinvolte anche una macchina e due furgoni. Sei persone morirono sul colpo e due andarono all’ospedale. Fu un’apocalisse», racconta con voce flebile Zenobi, ex caporeparto. «Mi scusi per la mia voce ma, sa, è l’eternit che mi è entrato nei polmoni. Una volta ce n’era tanto: tanti incendi con cose di eternit che bruciavano...». Eppure l’amore per il suo lavoro non si è mai spento.
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DI PADRE IN FIGLIO
Più spesso si tramanda, di padre in figlio. Come è successo a Michele Salzano, 58 anni. Figlio del vigile del fuoco Emilio Salzano, Cavaliere della Repubblica, ieri è stata la sua ultima Santa Barbara da capoturno provinciale. «Sono entrato in servizio nel 1985 da vigile; me ne andrò in pensione il 1° luglio del 2023 da capoturno. Cosa si può volere di più?».
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