Sicurezza
Il Tar boccia l’Antitrust Sì all’ampliamento del porto di Punta Ala
Per i giudici il garante ha sbagliato l’atto da impugnare e dal Comune ampia evidenza al rinnovo della concessione
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Il Tar della Toscana bolla come «inammissibile» l’opposizione dell’Antitrust al rinnovo per 45 anni della concessione demaniale del porto turistico di Punta Ala. Può dunque andare avanti il progetto di ampliamento e rinnovamento della struttura, una delle più importanti della costa toscana, su cui la società Marina di Punta Ala spa, titolare della concessione, è pronta a investire 33 milioni di euro.
Il 1° dicembre l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) si è visto bocciare dai giudici fiorentini – Carlo Testori, Alessandro Cacciari e Nicola Fenicia – il ricorso contro il Comune di Castiglione della Pescaia. Oggetto del ricorso era la delibera consiliare 5 del 21 gennaio 2020 con la quale il consiglio comunale aveva individuato «la società Marina di Punta Ala quale soggetto attuatore del progetto di ampliamento del porto turistico di Punta Ala», suggellando, per altri 45 anni a partire dal 16 giugno 2033, la proroga della durata della concessione demaniale marittima, detenuta dalla Marina di Punta Ala dal 16 aprile 1976.
Per l’Antitrust il Comune avrebbe dovuto seguire una procedura di evidenza pubblica più marcata rispetto a quella adottata.
I giudici fiorentini ritengono invece che il Comune «abbia debitamente reso noto che la società Marina di Punta Ala spa, titolare della concessione demaniale, ha chiesto il prolungamento della concessione» e «abbia ordinato un’ampia pubblicazione dell’istanza». E osserva che «nel termine indicato non sono pervenute né osservazioni, né opposizioni, né domande concorrenti da parte di altre imprese interessate». E non solo.
Secondo il Tar l’Antitrust ha anche sbagliato l’atto da impugnare. Prima dell’approvazione della delibera del consiglio comunale, infatti, la procedura di evidenza pubblica per il rinnovo della concessione era stata predisposta in un’ordinanza dirigenziale, la 231 del 2019. In questo atto, secondo l’Antitrust, si anniderebbero i vizi procedurali oggetto del ricorso. L’Antitrust, però, osserva il Tar, non ha impugnato questa ordinanza. E dunque «le censure principali prospettate nel ricorso non possono essere esaminate nel merito».
A questo punto, a meno di un eventuale ricorso al Consiglio di Stato dell’Agcm, il megaprogetto di ampliamento del porto può andare avanti.
«Siamo assolutamente convinti che il Tar ci avrebbe dato ragione anche se non ci fosse stata la questione procedurale – dice al Tirreno Roberto Fusco, presidente della società Marina di Punta Ala e avvocato – perché noi abbiamo chiesto di ampliare una concessione esistente, non di fare una nuova concessione. Inoltre il Tar non ha solo sottolineato la mancata impugnazione dell’atto da parte dell’Agcm, ma è entrato anche nel merito della questione, cosa che non era dovuta, né richiesta».
Non è però detta l’ultima parola; c’è sempre la possibilità dell’appello. Ma Fusco si dice tranquillo: «Sono avvocato e non sono preoccupato. Non credo che l’Agcm impugnerà la sentenza, perché sanno che questa questione è insormontabile».
Particolarmente soddisfatti gli amministratoti castiglionesi. La sindaca Elena Nappi, che ha ereditato la pratica ma ne ha condiviso tutto l’iter nella precedente consiliatura, con una nota ha sottolineato il buon lavoro svolto dagli uffici. «L’esito della sentenza del Tar – scrive Nappi – attesta sia l’ottimo lavoro svolto dagli uffici dell’ente, che l’operato del consiglio comunale. Inoltre il Tar, ha valutato che l’estensione, votata dall’assise consiliare della durata di ulteriori cinque anni rispetto ai 40 individuati nella relazione, sia stata puntualmente motivata sulla base del piano economico finanziario. E pertanto legittima».
F.F. e En.G.
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