Il Tirreno

Grosseto

il museo a cielo aperto

Grosseto, in città spunta il ritratto del gatto Mao: il micio "vip" simbolo del centro

Il gatto Mao nell'opera di Nora Camarri e, a destra, in carne e ossa sdraiato all'ombra di un'auto parcheggiata in piazza della Palma (foto Agenzia Bf)
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Il gatto Mao nell'opera di Nora Camarri e, a destra, in carne e ossa sdraiato all'ombra di un'auto parcheggiata in piazza della Palma (foto Agenzia Bf)

Su una serranda di via Garibaldi l'omaggio del collettivo Clan al felino per il progetto di riqualificazione del centro storico - GUARDA LA FOTOGALLERY

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A giugno 2020 è nato a Grosseto "Trame Festival. Serrande chiuse per arte aperta", una manifestazione artistica di riqualificazione urbana nel centro storico organizzata dall'associazione Clan con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, il sostegno del Comune e la collaborazione di Fondazione Grosseto Cultura, Polo culturale Le Clarisse, Polo Bianciardi di Grosseto e Pro Loco. Le saracinesche di locali e attività chiuse o dismesse (i proprietari hanno potuto metterle a disposizione aderendo al bando lanciato da Clan nei mesi scorsi) hanno cominciato a trasformarsi in tele per street artist da tutta Italia: Atez, Sofia Bonelli, Maria "Rosmunda" Bressan, Riccardo Buonafede, Luogo Comune, Hazkj, Umberto Staila e Studio Tuta - Alice Lotti e Patrizio Anastasi, Exit Enter e Rame 13. Nel 20 novembre 2021 il progetto è ripartito con una nuova serranda, realizzata dall'artista Nora Camarri. E dedicata a un grossetano speciale: il gatto Mao.

 

di EMILIO GUARIGLIA

Solo ai più grandi capita di diventare icone ancora in vita. E modestamente, come avrebbe detto Totò, il gatto Mao grandissimo lo nacque. Governatore plenipotenziario di una fetta di centro storico, Mao – vivo e vegeto – è già ufficialmente consegnato all’albo imperituro dei grossetani illustri: da qualche giorno il suo ritratto in gigantografia modalità murales campeggia su via Garibaldi.

Di lì si entra e si esce dal suo regno e lui – proprio sulla soglia di quella strada quasi obbligata per chi dai parcheggi di Campo Amiata o del vallo degli Arcieri sale verso il corso – sornione tiene d’occhio il passa e spassa. Ma soprattutto avverte: di questo angolo di mondo le chiavi ce le ho io.

Il grande ritratto del gatto Mao è apparso sulla saracinesca del civico 56 la settimana scorsa, il 20 novembre. Lo firma Noralismo, al secolo l’artista Nora Camarri, per TrameOff, «piccolo festival fuori stagione capace di dare continuità a un percorso iniziato nel 2020 che ha bisogno di tempo per manifestarsi», come racconta il collettivo Clan. Che, per inaugurare TrameOff, ha deciso “di omaggiare l’amatissimo gatto Mao" chiamando Nora Camarri «a dare una sua interpretazione del celebre felino di piazza della Palma».

Appunto nel 2020 Clan ha lanciato Trame, prezioso festival di arte urbana che vuole riqualificare le strade “spente” dentro le mura di Grosseto. Trame Festival ha accolto in città artisti provenienti da tutta Italia che hanno realizzato 25 opere su saracinesche in disuso «per creare una galleria a cielo aperto, pubblica e gratuita». Un modo tutt’altro che simbolico per segnalare l’ormai lunghissima agonìa del centro storico – dove proliferano case vuote e serrande abbassate – ma soprattutto per agire una proposta di inversione della rotta.

TrameOff, da qui agli inizi di dicembre, oltre a quella di via Garibaldi regalerà un’altra serranda d’autore e un’installazione al bastione del Cinghialino. E proporrà tour guidati alla scoperta di questo coloratissimo e originale museo urbano. Ovviamente con sosta obbligata al pezzo nuovo di zecca: Mao.

Ma chi è questo gatto che ha saputo conquistarsi onori pari a quelli di un Capo di Stato o di una rockstar? A costruirne l’aura di leggenda sono l’età e la provenienza, entrambe ignote. Pare fosse un gatto domestico, messo in strada alla morte dell’anziana padrona. Di sicuro, garantisce chi ha memoria, nel 2008 era già più di un cucciolo. Il che contribuisce (tredici anni dopo è ancora in perfetta forma) a conferirgli il fascino dell’highlander.

Mao è tecnicamente un gatto “randagio”, ma nessuno osi definirlo così. Semplicemente non ha padrone e non ha casa, ma è padrone di cento case delle quali – prova ne è il ritratto – possiede le chiavi. Negozi, uffici e appartamenti tra via Garibaldi, via Ginori, via Cavour, via Fanti e via Montanara (con qualche digressione tra piazza San Francesco e via Vinzaglio) sono sempre a sua disposizione.

Aver ricevuto la sua visita, con breve perlustrazione e addirittura un pisolino sul sofà, da queste parti è motivo d’orgoglio. Tutti pronti ad accoglierlo, purché lui voglia essere accolto. Perché la scelta, come si deve a un autentico sovrano, è sempre e solo sua.

Regale, Mao, lo è nei modi e nei fatti. Sempre lustro come un chicco, mai arruffato da una zuffa, pelo morbido, possente e di perfette proporzioni, si contano sulle dita di una mano coloro che possono dire di avergli visto una volta accelerare il passo. Non striscia lungo i muri, come i più della sua specie, ma predilige il centro strada dove avanza senza scomporsi mai nell’incrociare altri animali, a due o a quattro zampe.

Richiestissimo, quando lo chiamano non fugge né si avvicina, ma con sublime nonchalance rallenta in cortese segno di riscontro. A volte, ma solo in selezionatissime occasioni, si ferma e senza mai voltarsi concede la carezza: trenta secondi al massimo e riparte. Mao non parla, in nessuna situazione. Se qualche volta s’affaccia al bar o al ristorante, non chiede né accetta cibo. Non miagola pietoso, osserva e se ne va. Mao sta a piazza della Palma come il leone maschio al suo pezzo di Savana. Ci si stende nel mezzo e ogni tanto sbadigliando scruta sornione, spesso per ore. A volte lo fa anche in via Fanti e in via Ginori. Auto e pedoni, se vogliono, devono girargli intorno: lì governa lui. L’incontro notturno con il gatto Mao, per chi vive in quello spicchio di centro storico, ha l’effetto del famoso liquore al carciofo in mezzo al traffico: un sorso di pace cosmica "contro il logorio della (mo)vida moderna".

Mao, in fondo, semplicemente incarna nella realtà tutto ciò che l’inconscio umano adora del gatto, divinità dall’antico Egitto ai social del Terzo millennio: la sua autorità è pura autorevolezza, la sua autorevolezza è la libertà. Per questo gatto Mao, e nessun altro, si è meritato un gigantesco ritratto sulla pubblica via. Ma soprattutto le chiavi di cento case. Che gira gira, aprono anche l’anima.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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