Sicurezza
Gli archivi minerari bene da valorizzare
La riscoperta dei documenti in un convegno al Magma Coinvolti due parchi nazionali e le biblioteche della zona nord
Michele Nannini
FOLLONICA. Gli archivi minerari e siderurgici della Toscana meridionale rappresentano un patrimonio fondamentale nella valorizzazione del territorio e della sua storia, soprattutto perché analizzando carte, foto, reperti e informazioni dal passato si scopre come la storia industriale della Maremma sia alla base dello sviluppo siderurgico ed economico dell’Italia a partire dall’800 per arrivare ai giorni nostri.
Il percorso di riscoperta dei documenti che ha coinvolto tre reti documentali, due parchi nazionali, biblioteche e archivi che si affacciano nel nord della Maremma verrà presentato venerdì 3 e sabato 4 nel convegno “A come archivi – Rendere visibile il visibile” in programma al museo Magma che del percorso è stato il capofila. «Il progetto durato tre anni ci ha permesso di concepire un’articolazione sistemica – spiega l’assessora alle politiche culturali Barbara Catalani – riordino e completamento degli inventari, occasioni di confronto per comprendere le singolarità di ciascun archivio, viaggi della conoscenza reciproca. È stato in questa fase che il legame si è consolidato e l’entusiasmo è cresciuto: spostarsi per andare a conoscere le singole realtà ha rappresentato per tutti un momento molto significativo, si è consolidata l’idea di relazione, si è compreso meglio il lavoro dell’altro. Ognuno degli archivi coinvolti ha infatti in tutti questi anni adottato metodi e approcci diversi, ha lavorato con la propria comunità, ha saputo intessere relazioni di ricerca, ma sempre nella solitudine del proprio ruolo. Si è scoperto con ancora più forza come la storia industriale e siderurgica dell’Italia sia partita proprio dalla Maremma e dal ruolo avuto dall’Ilva e dalle fabbriche e miniere di Piombino e dell’Elba: è un orgoglio e un riscatto per tutto il territorio».
Fra gli enti coinvolti c’è il Parco minerario dell’Elba. «L’Italia è diventato un Paese industriale grazie ai mestieri e alle competenze nate in questo territorio – conferma Silvestro Mellini, vice presidente del parco – questo percorso di riscoperta degli archivi servirà anche per progettare meglio il futuro, cercando di capire gli errori del passato ed evitando di commetterne altri: penso al lavoro non fatto all’epoca della riconversione delle miniere e che ha disperso un notevole patrimonio umano». Gli archivi insomma sono considerati un modo per raccontare la storia, importanti per la narrazione dello sviluppo di un territorio, come i 1.300 metri lineari di materiale e le oltre 30 mila immagini delle acciaierie di Piombino. Il progetto verrà presentato al Magma in un confronto con alcune delle realtà più significative relativamente alla conservazione e valorizzazione dei beni archivistici come la fondazione Dalmine, la fondazione Ansaldo, gli archivi delle Officine Reggiane e il polo del ’900 di Torino.
Alla presentazione presenti anche Gabriella Fabbri, responsabile settore Cultura comune di Piombino, e Sara Guiati, ricercatrice e archivista.
Michele Nannini
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