Sicurezza
Uccisero lo spacciatore a colpi di pistola C’è la condanna: 14 anni per Sonia e Mirko
Il presidente della corte, Adolfo Di Zenzo, ha escluso la premeditazione: lacrime in aula e tre ore di camera di consiglio
GAVORRANO. «Non sono la stessa del 2019. Tornassi indietro non intraprenderei la strada della droga e non comprerei armi». Poche parole. Il tono di voce che a fatica non cede all’emozione. L’ultimo atto del processo per l’omicidio di Gavorrano – ieri mattina – si apre con le parole di Sonia Santi, 36 anni, di Suvereto. A poca distanza da lei, nel tribunale di Grosseto, c’è anche Mirko Meozzi, 49 anni, di Scarlino. Entrambi accusati di aver ucciso Bouazza Jarmouni, il 25enne marocchino che spacciava nei boschi di Filare di Gavorrano, la notte tra il 10 e l’11 agosto del 2019. Volevano la droga e avevano deciso di rapinarlo. La pistola come minaccia: questa era l’intenzione di Sonia e Mirko. Poi il colpo mortale. Alle dichiarazioni di Santi hanno fatto seguito tre ore di camera di consiglio. Quindi la sentenza: tutti e due condannati a 14 anni.
NOTTE DI SANGUE
Secondo il pubblico ministero, Sonia Santi ha iniziato a fare uso di droga a trent’anni. Dopo poco ha conosciuto Meozzi. I due si erano incontrati spesso per farsi di cocaina insieme. Secondo il pm, Anna Pensabene, Sonia Santi, che aveva il porto d’armi e frequentava il mondo della droga, sapeva quello che i due avrebbero provato a fare quando sono andati nel bosco di Filare. Meozzi conosceva gli spacciatori. Il piano dei due, secondo la procura, era semplice: spaventare lo spacciatore con la pistola e rapinarlo della droga. Poi fuggire senza pagare la dose. Fu Mirko Meozzi a sparare i colpi con la calibro 9 all’addome dei due spacciatori – l’altro, rimasto ferito e costituitosi parte civile, è Rahaal Eljamouni – nonostante, durante l’interrogatorio abbia detto di essere terrorizzato dalle armi. Meozzi e Santi, secondo la procura, sono i protagonisti e gli esecutori di una rapina finita male.
LA SENTENZA
«Non c’è stata premeditazione». Lo ha detto ieri il presidente della corte, Adolfo Di Zenzo, che ha così accolto la richiesta formulata dall’avvocato Roberto Cerboni, difensore di Meozzi insieme all’avvocata Donatella Panzarola, di prevedere una pena come se fosse stato celebrato il rito abbreviato. Meozzi e Santi – quest’ultima difesa dall’avvocata Loredana Giuggioli – sono stati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici e dovranno anche risarcire il danno al ventenne che si è costituito parte civile e che quella notte fu ferito all’addome. Immediatamente eseguibile una provvisionale di 30mila euro. Meozzi è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali per la parte civile. La corte era presieduta da Adolfo Di Zenzo, con a latere la giudice Laura Previti.
LE LACRIME e i genitori
In aula, ad attendere la sentenza, c’erano i genitori di Meozzi e la mamma di Sonia Santi. Proprio Sonia Santi, al termine del processo, non è riuscita a trattenere le lacrime.
Tommaso Silvi
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