Il Tirreno

Grosseto

ribolla 

«Un positivo al bar», ma è appena uscito dall’ospedale

Michele Nannini

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Michele Nannini

RIBOLLA. Entra al bar. Lo segnalano come untore. Arrivano carabinieri. Lui si fa il tampone e chiarisce tutto. È successo ieri a Ribolla.

Alla base della storia quantomeno originale ci sarebbe un problema di aggiornamento delle banche dati relativi al Covid.

Al centro del giallo ribollino c’è Gianni Alfonso, allevatore di bovini e ovini a Casteani.

Uno dei tanti maremmani colpiti dal Covid e uscito, non senza aver corso qualche serio rischio, dall’incubo pandemia solo qualche giorno fa. «Sono stato ricoverato l’8 novembre all’ospedale di Castel del Piano con una diagnosi di Covid-19 – spiega l’imprenditore agricolo – purtroppo le mie condizioni erano abbastanza serie, mi hanno quindi consigliato una terapia che ha previsto delle trasfusioni e un percorso diverso da quello tradizionale. Fortunatamente la fase critica è passata in pochi giorni, ma il ricovero si è protratto ancora per oltre una settimana. Fino alle dimissioni – racconta Alfonso – avvenute venerdì scorso, senza obbligo di quarantena perché stavo finalmente bene, tanto che pure il tampone aveva certificato la mia guarigione senza alcuna prescrizione».

Così Gianni Alfonso ha ripreso la sua vita e ieri mattina, poco dopo le 6, si è presentato al bar di Ribolla, come ha fatto centinaia di volte in passato. Assieme a lui altri cinque-sei clienti, e – naturalmente – la barista. Qualche avventore, probabilmente a conoscenza della sua brutta avventura col virus, ritenendolo ancora in quarantena, ha avvisato le autorità e i carabinieri di zona.

«Alle 11,30 ho saputo che a causa della mia visita si era resa necessaria la chiusura del bar e la quarantena per gli avventori e la barista – continua Gianni Alfonso –, in quanto, secondo le informazioni a disposizione in quella fase, non avrei potuto uscire di casa e frequentare altri locali. Non nascondo che mi sono sentito in difficoltà per aver causato questa situazione, così ho subito provveduto a fare un tampone a mie spese. Che invece ha confermato poco dopo la mia totale negatività. Quindi, esattamente come mi avevano detto, non ero costretto a nessuna quarantena; così ho segnalato la cosa ai carabinieri, che hanno preso atto dell’ultimo esame e hanno iniziato i loro accertamenti. Alla fine è emerso che per un’anomalia alla banca dati la mia negatività non era stata registrata– racconta Alfonso – per il percorso intrapreso in ospedale sono adesso seguito dall’unità speciale di continuità assistenziale e quindi probabilmente qualche dettaglio informatico non ha funzionato».

Poco dopo l’ora di pranzo il bar ha riaperto, l’allarme è cessato e il pericolo di un focolaio nel piccolo paese è stato scongiurato anche grazie alle verifiche dei militari che hanno confermato come l’allevatore potesse uscire di casa regolarmente.

«Mi dispiace di essere stato protagonista di questo disguido – spiega ancora Alfonso – ma la colpa non è mia. Il problema nasce da chi ha pensato di comunicare la necessità del sottoscritto di rispettare una quarantena quando non era assolutamente vero. Tutto ciò ha portato alla chiusura di un pubblico esercizio e alla logica preoccupazione nella zona. Sono molto arrabbiato – conclude il malcapitato – perché non si agisce con leggerezza come ha fatto qualcuno additandomi come un untore: prima di fare una segnalazione bisogna informarsi».

Continuano infine gli accertamenti da parte dei carabinieri per capire realmente cosa sia accaduto e cosa non abbia funzionato nella procedura.

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