Gioco
Il distretto rurale incamera risorse Quasi 50 milioni per investimenti
Tre sono i bandi a cui hanno partecipato le imprese Soluzione per quello ministeriale che si era inceppato
Massimiliano Frascino
grosseto. Comincia a macinare il “Distretto rurale della Toscana del Sud”, il cosiddetto Drts.
Si tratta del soggetto consortile riconosciuto dalla Regione Toscana nel gennaio 2018, che attualmente associa 80 realtà istituzionali e produttive. In questa fase, infatti, sono a differenti stadi di avanzamento tre diversi bandi con considerevoli risorse pubbliche, alle quali hanno avuto accesso le aziende della provincia di Grosseto, Siena, Arezzo e Livorno e che in proporzioni diverse fanno parte del distretto. Fra queste, a fare la parte del leone è comunque la provincia di Grosseto, che ha manifestato una grande vitalità.
Il decollo dell’operatività del distretto – presieduto da Enrico Rabazzi, direttore della Cia maremmana – è testimoniato da circa 50 milioni di contributi previsti per investimenti delle aziende che hanno utilizzato i tre bandi, anche se i farraginosi meccanismi ministeriali di assegnazione delle risorse hanno ritardato un bel po’ i tempi di attuazione, mettendo in qualche caso in difficoltà le aziende. Ad ogni modo, si tratta del più massiccio piano di investimenti dai tempi del patto territoriale “verde”, strumento della programmazione negoziata d’inizio anni 2000.
Bando Ministeriale
Il bando più vecchio è quello del ministero dell’agricoltura, che risale al 2017, riservato alle aziende che operano nei distretti agroalimentari. Dal Distretto della Toscana del sud (il Drts, appunto) hanno partecipato in 25, su due progettualità per circa 42 milioni di investimenti complessivi. Le imprese della provincia di Grosseto sono preponderanti nella compagine che ha preso parte al bando, con 17 progetti per la valorizzazione delle produzioni toscane. Per favorire il rafforzamento dei produttori primari nella filiera e l’innovazione organizzativa, di processo e di prodotto. I due programmi hanno riguardato le filiere ortofrutticole del fresco e del trasformato, le filiere olivicola, di legumi, cereali e prodotti dietetici, di floricoltura, piante da vaso, ortaggi e delle alghe, sulle produzioni e trasformazioni multi-filiera e gastronomia. Arrivato fra i primi sette in Italia in graduatoria, il Drts era però rimasto escluso dai finanziamenti ministeriali. Poi, poco più di un mese fa, il ministero ha deciso di finanziare tutti i progetti, mettendo sul piatto 340 milioni di euro. Il problema è che nel frattempo alcune aziende avevano rinunciato al contributo, e altre gli avevano dato corso a prescindere con risorse proprie. Per questo nel momento in cui sarà approvata la graduatoria definitiva, da Grosseto partirà la richiesta di rimodulare le risorse, e di riassegnare quelle non spese a nuove aziende.
Bando regionale
A questo bando regionale pubblicato nel 2019 hanno partecipato 20 aziende, 17 delle quali della provincia di Grosseto, per investimenti complessivi di 12 milioni e 300mila euro e un contributo di quattro milioni e 900mila euro. Anche in questo caso il programma ha lo scopo di dare valore alle produzioni toscane, in stretta continuità con le linee progettuali presentate a valere sul Mipaaf 2017. Ad essere interessate le filiere cerealicola, zootecnica ovina e bovina da latte, zootecnica bovina da carne, olivo-oleicola, vitivinicola e ortofrutticola. Su questa misura le cose sono un po’ più avanti, e i progetti sono in fase di monitoraggio con la loro conclusione prevista entro giugno 2022. Salvo proroghe che probabilmente saranno chieste Bando Mipaaf luglio 2019.
Tutto cibo
È l’ultimo bando messo in campo dal ministero dell’agricoltura; ha avuto la partecipazione di 14 aziende – dieci della provincia di Grosseto, tre di quella di Siena e una di quella di Arezzo – con investimenti per sei milioni e 530mila euro, e contributi per due milioni e 300mila euro. Obiettivo del progetto è la promozione dello sviluppo territoriale del “Distretto del Cibo della Toscana del Sud”, salvaguardando e promuovendo territorio e paesaggio rurale attraverso l’integrazione tra le aziende agricole e agroalimentari delle diverse filiere di distretto (vitivinicola, olivicola, ortofrutticola, cerealicola e zootecnica (ovi-caprina). Ma anche diminuendo l’impatto ambientale delle produzioni e dei prodotti agroalimentari delle filiere del distretto. Insomma per il settore primario maremmano le risorse ci sono.
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