Toscana
Cyberbullismo, il monito del questore «Attenti, si possono correre guai seri»
Gli insegnanti, l’opera di prevenzione e gli smartphone che vengono regalati già alla prima comunione La prefetta Berardino: «Ragazzi, cercate di fare buon uso degli strumenti che avete in mano»
Maurizio Caldarelli
gROSSETO. Sono state sei le scuole di Grosseto che hanno partecipato ieri mattina alla campagna educativa “Una vita da social”, promossa dalla Polizia postale e della comunicazione, che si è svolta in piazza Duomo, testimonial Ambra Sabatini.
A presentarsi nel camper sono stati gli studenti delle scuole medie della Galileo Galilei e della Leonardo Da Vinci e del Liceo Rosmini, ai quali sono stati forniti «gli strumenti – sottolinea il sostituto commissario coordinatore Stefano Niccoli – per un uso più accorto e responsabile del web». Il questore Antonio Mannoni ha ribadito che la finalità dell’appuntamento, che fa parte di un tour nazionale di 73 tappe, era di «sensibilizzare i giovani, che sono i maggiori fruitori del web, sulle opportunità, ma anche sui rischi che comporta. Il web ha portato dei grandi orizzonti ma anche tutti quei rischi che un tempo erano sulla strada. La campagna vuole educare sin dalle scuole i ragazzi ad un uso consapevole del web: si può diventare vittime, ma anche di commetterne. La notizia di questi giorni è che due ragazzi sono stati processati per diffamazione per delle frasi ingiuriose nei confronti di loro coetanei».
«Certi comportamenti sul web – secondo Mannoni – che si possono avere a scuola e sulla strada devono essere tenuti sotto controllo e i giovani devono essere consapevoli che certe azioni nate magari per scherzo possono portare seri problemi giudiziari. Il questore ha anche un compito di ammonimento per i ragazzi dai 14 ai 18 anni, convocando i genitori e il minore, invitandolo a desistere».
Il vicesindaco Fabrizio Rossi, accompagnato dagli assessori Angela Amante e Riccardo Ginanneschi, ha sottolineato l’importanza dell’evento su un tema di grande attualità: «Credo sia stato importante trasmettere ai ragazzi un messaggio su tutto quello che loro fanno. Noi dobbiamo essere consapevoli che con un semplice strumento come il telefonino si possono fare cose spiacevoli, si possono offendere, si possono danneggiare i coetanei e si può creare anche un danno permamente alle persone che lo subiscono».
«Il Comune di Grosseto – aggiunge del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna – sposa a pieno l’iniziativa della Polizia. I giovani che hanno accesso a Internet devono saperlo usare e devono avere consapevolezza e coscienza delle virtù e dei pericoli che si celano dietro questo strumento potentissimo e in continua evoluzione».
Il dirigente dell’ufficio scolastico provinciale Michele Mazzola ha accolto «con favore l’iniziativa. Noi collaboriamo con la Polizia su questo tema ed ogni scuola della provincia ha un proprio referente. Le scuole hanno dato una risposta attiva al progetto su questa campagna».
La prefetta Paola Berardino ha fatto un accorato appello agli studenti: «Cercate di fare buon uso dello strumento che avete in mano, perché può avere delle potenzialità veramente infinite e altrettante negative. Quello che accade nel web niente viene cancellato. Qualsiasi cosa accade in rete rimane e si rischia di rimanerci impigliati».
Gli istituti scolastici hanno aderito alla campagna per proseguire il progetto già iniziato in classe. «È un’iniziativa molto importante soprattutto nella prevenzione del bullismo e del cyberbullismo. Noi cerchiamo di lavorare – dice il professor Devis Pieri della scuola media Galileo Galilei – nella scuola secondaria di primo grado ma nella primaria. I ragazzi degli ultimi due anni delle elementari sono già digitalizzati. I ragazzi entrano nel mondo dei social ricevendo il primo cellulare sempre prima. Il regalo normale per la comunione è lo smartphone ma i ragazzi lo hanno spesso già prima di questa data e quindi si ritrovano in un mondo che non è quello reale in cui ci sono tante possibilità, tanti strumenti in più rispetto a quelli che ci potevano essere vent’anni fa però al contempo ci sono tanti pericoli e occasioni di travisare la vita e confondere il virtuale con il reale. Il ruolo che dovrebbero avere la famiglia e l’ambiente scolastico dovrebbe essere quello di far capire sia i vantaggi e gli svantaggi di questi strumenti digitali. Purtroppo quando si parla di neutralità degli strumenti non è proprio facile, i ragazzi vedono molto facilmente le occasioni ludiche, le occasioni di contatto, però non riescono a percepire i pericoli che ci possono essere dietro queste cose, sia per quanto riguarda il cyberbullismo, ma anche per adescamento o altro di cui possono essere vittime».
«Noi in classe facciamo un’opera di prevenzione, vigiliamo sull’uso del telefono. Durante le lezioni non consentiamo di usarlo, se non per fini didattici – ha detto Miriam Della Selva, insegnante di scienze naturali nella 2ª A del Liceo Rosmini – Nel nostro istituto abbiamo avuto dei casi di cyberbullismo non conclamati, perché questi tipi di meccanismi rimangono un po’ nell’ombra e non vengono divulgati, anche se ci sono stati. Dobbiamo evitare che si ripetano e queste iniziative possono aiutare a far capire ai ragazzi i rischi delle loro azioni». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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