Gioco
La lotta ai No-vax del medico di famiglia: «Credono in teorie assurde, è impossibile ragionarci»
Enrica Tassi lavora nelle zone di Santa Fiora e Arcidosso: «Evitare gli assembramenti, la lotta al Covid non è ancora finita»
GROSSETO. Gli indecisi si possono convincere, con un po’ di pazienza. Con chi è convinto di non vaccinarsi - invece -, il discorso è difficile. Scelta legittima, sia chiaro, ma rischiosa. Lo spiega Enrica Tassi, medico di base a Santa Fiora ed Arcidosso, che delinea un futuro non facile. Soprattutto alla luce dell’aumento dei casi di positività. Incremento, spiega Tassi «che raggiungerà il picco a Natale. Raccomando a tutti di evitare assembramenti, anche in famiglia. La salute prima di tutto. Avremo altre occasioni per stare insieme e condividere momenti di spensieratezza».
Si aspettava questa ripresa dei contagi, pur moderata rispetto ad altri Paesi, tanto da parlare di "quarta ondata"?
«Certamente, fin dall’estate temevo che ci sarebbe stata una ripresa della malattia, che effettivamente puntuale si è ripresentata con l’arrivo della brutta stagione. Le persone in estate ritenevano che la pandemia fosse quasi scomparsa, mentre nel momento in cui sono riprese le attività sociali in ambienti chiusi pochi si sono preoccupati di rispettare il distanziamento e ovviamente il virus ha trovato modo di diffondersi facilmente. Un po’ come accade con l’influenza, o con il semplice raffreddore».
Come sta andando la somministrazione della terza dose fra i soggetti fragili dalle parti dell’Amiata?
«L’inoculazione della terza dose tra i soggetti fragili sta procedendo bene, perché le persone più vulnerabili temono la malattia, e tendono quindi a richiedere la vaccinazione spontaneamente».
Tra i suoi pazienti ha incontrato indecisi e No-vax?
«Si, ci sono molti indecisi, spesso a causa di una cattiva informazione. Però spendendoci un po’ di tempo si riesce a fargli capire che il vaccino è la scelta giusta per proteggersi. In parecchi si fidano del consiglio del medico. Con i No-vax, invece, non si può parlare. Hanno argomentazioni assurde, come presunti complotti, tentativi di sperimentazione sulle persone, motivi economici delle case farmaceutiche. Non si possono contrastare queste tesi con ragionamenti logici o scientifici».ù
Che ne pensa dei nuovi farmaci anti-virali per bocca?
«Dagli studi finora pubblicati sembra che ci siano buone speranze di successo, ma ci vorrà ancora un po’ di tempo prima di poterli utilizzare su larga scala. Comunque, io preferisco la prevenzione e quindi il vaccino piuttosto che aspettare di ammalarsi per poi vedere se la cura funziona».
Davanti ai primi disturbi, è bene ricorrere a livello domiciliare agli antinfiammatori, come Aspirina e Tachipirina?
«Dipende. Se si tratta di un soggetto giovane e magari vaccinato, per sintomi lievi ci si può limitare a paracetamolo o antinfiammatori. Invece un paziente oltre una certa età con patologie pre-esistenti come il diabete, l’obesità o malattie cardiorespiratorie deve essere indirizzato a un trattamento precoce con anticorpi monoclonali che vengono somministrati attraverso un ricovero di poche ore. Di fronte a sintomi importanti si deve ricorrere al ricovero ospedaliero, dato che l’evoluzione della malattia verso forme gravi, a volte, è molto rapida. Anche poche ore».
Visto l’abbassamento dell’età media dei nuovi casi, vaccinare i bambini secondo lei è giusto?
«Sicuramente sono favorevole alla vaccinazione dei bambini perché anche se tendono ad avere una malattia lieve, sono determinanti per la trasmissione del virus, dato che nel caso dei piccoli il distanziamento, sia a scuola che nella quotidianità, non è attuabile».
C’è maggiore richiesta per la vaccinazione influenzale rispetto al passato?
«Sì, mi sembra che negli ultimi due anni le persone tendano a vaccinarsi di più anche per l’influenza».
Si parla di un picco dei casi per Natale: qual è il messaggio ai suoi pazienti?
«Sicuramente durante le feste di Natale ci sarà il picco della malattia, pertanto non posso far altro che raccomandare ai miei pazienti di fare attenzione e di evitare assembramenti anche in famiglia. Bisogna pensare prima alla salute. Quando tutto questo sarà finito ci ritroveremo in totale serenità».
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