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Cyberbullismo, è allarme L’età delle vittime è 7 anni

Maurizio Caldarelli
Cyberbullismo, è allarme L’età delle vittime è 7 anni

La postale segnala anche la moltiplicazione di falsi profili con scopi diffamatori Niccoli: «Il fenomeno dilaga perché i bambini non sono seguiti adeguatamente»

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Maurizio Caldarelli

GROSSETO. Con una testimonial d’eccezione come Ambra Sabatini, campionessa paralimpica, arriva a Grosseto l’11ª tappa della IX edizione di “Una vita da social” la Campagna educativa itinerante della Polizia di Stato, nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione e prevenzione dei rischi e pericoli della Rete per i minori, in collaborazione con il ministero dell’Istruzione nell’ambito del progetto Generazioni Connesse. Un evento importante perché di recente il cyberbullismo ha fatto toccare in Maremma cifre inquietante: si è abbassata, ad esempio, l’età di vittime e autori dei reati, fino ai 7 anni.

Un tour di 73 tappe nel corso del quale gli operatori della polizia postale e delle comunicazioni hanno incontrato oltre due milioni e mezzo di studenti sia nelle piazze, 220mila genitori e 125mila insegnanti. L’iniziativa torna a Grosseto, che era già stata coinvolta nelle edizioni del 2015 e 2017. Dalle 9 alle 14 di oggi, in piazza Duomo, gli operatori della Polizia di Stato incontreranno gli studenti delle scuole secondarie di 1° grado e del biennio delle superiori e i loro docenti. La tappa grossetana sarà accolta dal questore Antonio Mannoni; all’evento saranno presenti la prefetta Paola Berardino, il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna e il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, Michele Mazzola. «Alle 11 – dice il sostituto commissario coordinatore della polizia postale Stefano Niccoli – arriveranno le autorità e la nostra testimonial, Ambra Sabatini, la campionessa paralimpica dei 100 metri a Tokyo 2020. A fine mattinata è previsto anche un incontro online con tutte le referenti del cyberbullismo degli istituti grossetani». «L’obiettivo – prosegue Niccoli – è di sensibilizzare gli istituti a contattarci per poi fare degli incontri più approfonditi e più strutturati di quelli che faremo in questa campagna educativa, per prevenire tutto quello è il contesto nel quale vivono i nostri ragazzi minori. Cercheremo di mettere in guardia sui rischi nei quali possono incorrere utilizzando il web e gli altri social e soprattutto di diventare, magari inconsapevolmente, autori di reati molto gravi. I minorenni di oggi sono dei nativi digitali ma alla conoscenza pratica non associano una consapevolezza di cosa sia opportuno e prudente fare nel web. Ci sono diverse tipologie di pericoli: si va dal sexting, all’estorsione sessuale, al cyberbullismo, alle semplici diffamazioni, alla sottrazione di account e quindi di furto di identità digitale».

Dalla ricerca di Skuola.net per “Una Vita da Social” tra i Millennials e la Gen Z emerge che 1 ragazzo su 3, possiede un account falso sul proprio social. Il 28 per cento dichiara di averne uno oltre a quello “ufficiale”, mentre il 5 per cento è presente ma solo con un fake. E questo per conoscere gente nuova senza esporsi troppo online (26), o per controllare i propri amici senza che loro lo sappiano (21) nonché per controllare tutti quelli da cui sono stati bloccati (20). Non manca chi ricorre ai fake per controllare il proprio partner (10) o chi cerca di sfuggire dal controllo dei genitori (il 4). «Grosseto – sottolinea Niccoli – è in linea con tutte le altre realtà nazionali. Molti sono i profili falsi, con sostituzione di persone per diffamare o mettere in cattiva luce altri ragazzi. Spesso capitano che carpiscono l’account di altri coetanei. Quella più estesa, più del cyberbullismo, è la diffusione di materiale compromettente, che poi sarebbe pedopornografico, che viene carpito e poi mandato in giro in rete, su whatsapp e quant’altro». Qual è l’età di ragazzi coinvolti nel cyberbullismo e nelle altre tipologie legate al web? «L’età delle vittime e gli autori del reato sta purtroppo diventando sempre più bassa: si va da un caso estremo di 7 anni, fino ai 16-17. I bambini alle elementari hanno già il telefono, senza essere affiancati in maniera idonea e questo porta a questo fenomeno dilagante».

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