Il Tirreno

Grosseto

Condannato il venditore 

Concorda l’acquisto di un motocoltivatore Paga ma non lo riceve

P.S.

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grosseto. La storia è sempre la medesima. Casi come questi ce ne sono praticamente ogni giorno in Tribunale. Una vendita on line, il prezzo concordato, il versamento, il bene che non arriva, la denuncia, l’imputazione per truffa.

Ed è per truffa che un sessantenne abitante in provincia di Catanzaro, Felice Schirripa, è stato condannato dal giudice Marco Bilisari a dieci mesi e 125 euro di multa. In questo caso, il bene mai arrivato all’acquirente (abitante a Paganico) è un motocoltivatore Goldoni. Il prezzo pattuito dopo la trattativa condotta al telefono (l’annuncio era stato pubblicato su un sito specializzato) era di 999 euro. L’acquirente aveva effettuato un bonifico da mille euro ma quando l’acquirente aveva cercato di rintracciarlo, il venditore non si era più fatto trovare.

Il giudice ritiene che sicuramente era Schirripa la persona che aveva risposto al telefono per quell’annuncio. Non solo si era presentato come «il signor Felice» ma la polizia postale aveva accertato che il codice Iban sul quale venne accreditata la somma risultava associato al conto dello stesso Schirripa; il quale, al momento della stipula del contratto con Poste Italiane, aveva presentato una carta d’identità autentica.

Il giudice esclude che ignoti possano aver “rubato” l’identità di Schirripa, anche e soprattutto in mancanza di denunce da parte di quest’ultimo. È inverosimile del resto che qualche ignoto benefattore abbia regalato questa somma depositandola sul conto di Schirripa. Il dottor Bilisari esclude anche che si possa trattare di un mero inadempimento contrattuale: l’imputato, invece di rendersi irreperibile, avrebbe ben potuto dare qualche spiegazione sulla mancata consegna del motocoltivatore e si sarebbe quantomeno fatto carico della restituzione della somma, magari anche a rate.

Sei i mesi di condanna iniziale, aumentati di due terzi per la recidiva: perché Schirripa ha precedenti di condanne spalmate in venticinque anni. E la pena non può essere sospesa. P.S.

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