Ruba il cellulare all’allenatore Antolovic L’Arma lo denuncia
MANCIANO. Si intrufola nello spogliatoio, ruba il cellulare all’allenatore dalla tasca della sua giacca e si dilegua. Non prima, però, di essere avvistato da diversi testimoni. E di essere scoperto dai carabinieri e denunciato per furto aggravato.
È finito nei guai un uomo di Manciano di 45 anni che venerdì 22 ottobre ha rubato il cellulare a Daniele Antolovic, allenatore del Manciano, squadra di prima categoria. «Avevo lasciato come sempre le mie cose nello spogliatoio – racconta Antolovic – ovvero cellulare e orologio. Dopo un quarto d’ora qualcuno ha visto scappare un uomo dagli spogliatoi».
Il sospetto non era gratuito. «La domenica prima – dice ancora Antolovic – avevamo avuto sentore che ci fosse stato un furto. Alcuni ragazzi avevano visto che erano mancati dei soldi dai portafogli. Ma la cosa era finita lì per lì».
Venerdì 22 ottobre, visto l’uomo allontanarsi, Antolovic manda una persona a controllare. «Sfortuna ha voluto che io tenga il cellulare in una custodia – dice – e la custodia era al suo posto. Accanto c’era l’orologio, quindi sembrava tutto in ordine».
Solo una volta tornato a casa a Viterbo, dove vive, l’allenatore si è accorto che la custodia era vuota. Inutili i tentativi di rintracciare il telefono tramite l’App apposita: era spento. «L’indomani mattina ho fatto denuncia ai carabinieri di Viterbo, che hanno passato il caso ai colleghi di Manciano», dice Antolovic.
I militari mancianesi, raccolte alcune testimonianze, tutte convergenti, non ci hanno messo molto a individuare la persona, un 45enne già noto per furti. Quando i militari si sono presentati a casa sua e hanno cominciato a incalzarlo di domande, lui ha ceduto e ha aperto un cassetto: «Eccolo qua», ha detto ai militari mostrando il Huawei 10 Light dell’allenatore.
«Tre giorni fa i carabinieri mi hanno chiamato per dirmi che il telefono era stato ritrovato e domattina (oggi) vado a riprendermelo», dice Antolovic.
Quanto alle tre settimane senza il suo Huawei «è stato un problema, perché faccio il rappresentante e con il telefono ci lavoro – dice Antolovic – ma è stato un po’ come tornare negli anni Ottanta, quando i cellulari non c’erano. E si viveva bene uguale». F.F.
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