Il Tirreno

Grosseto

gli strumenti urbanistici  

Crescere ma senza divorare troppo suolo Così la Città del Golfo progetta il suo futuro

Giovanna Mezzana
Crescere ma senza divorare troppo suolo Così la Città del Golfo progetta il suo futuro

Venerdì approda in consiglio comunale il nuovo Piano strutturale che stabilirà i principi di dove e come si potrà costruire

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Giovanna Mezzana

follonica. C’è un traguardo importante che la città deve tagliare perché si possa metter e in cantiere la Follonica-di-domani: il Comune deve dotarsi di nuovi strumenti urbanistici, in base ai quali verrà stabilito dove – ma anche come – in futuro si potrà costruire. Parliamo, innanzitutto, del Piano strutturale, la “legge-cornice” che include le ipotesi urbanistiche che potranno avverarsi, secondo i criteri operativi fissati dal Piano operativo. Ebbene il nuovo Piano strutturale arriva domani al vaglio del consiglio comunale per la cosiddetta adozione, prima tappa formale del percorso di revisione dello strumento; dopodiché si aprirà una fase in cui chiunque – semplici cittadini, imprenditori, associazioni, enti istituzionali (dalla Regione alla Provincia), organi statali periferici come il Genio civile... – potrà esprimere osservazioni al Piano; sulla base di esse, il Piano strutturale potrà essere in alcuni aspetti rimodulato, dopodiché tornerà in consiglio comunale per l’approvazione. Con l’intento di coinvolgere la cittadinanza alla costruzione del nuovo Piano – tant’è che si parla di processo partecipativo – il Comune ha a suo tempo istituito un portale ad hoc, accessibile dal sito dell’ente a cui chiunque poteva inviare i propri contributi e desiderata: si scoprirà successivamente quanti di essi sono andati a buon fine, cioè sono stati recepiti dallo strumento urbanistico. Al sindaco Andrea Benini, Il Tirreno ha dunque chiesto come si è giunti alla prima tappa dell’adozione.

Sindaco, quanti sono i contributi che avete ricevuto durante il processo partecipativo?

«I contributi presentati da enti e singoli cittadini sono stati circa 70; oltre a questi, hanno inviato i propri contributi anche gli enti competenti in materia ambientale, come la Regione Toscana, la Soprintendenza, l’Arpat, l’Acquedotto del Fiora e la provincia di Grosseto; molti sono arrivati tramite il portale, altri direttamente via Pec. I contributi pervenuti sono stati scomposti in base agli ambiti che compongono la città, perché potessero essere esaminati per singole tematiche: quelli che hanno interessato il centro urbano, la parte turistico ricettiva, quelli che riguardano il territorio rurale e quelli relativi al mare e alla costa».

Da chi sono arrivati, per lo più? E, in termini generali, cosa chiedono?

«I contributi sono arrivati sia da singoli cittadini, che da enti che dalle associazioni. Molti di questi sono stati ritenuti non di competenza del Piano strutturale ma, piuttosto, del successivo strumento di dettaglio, ovvero il Piano operativo. Per questo, subito dopo l’adozione del Piano Strutturale, verranno riesaminati e rivalutati nella fase di costruzione del Piano Operativo».

Qual è la filosofia, le linee-guida che avete seguito per la revisione del Piano strutturale?

«La filosofia che abbiamo seguito è: “Si costruisce con meno impegno di suolo e si valorizza il patrimonio edilizio esistente”, dando strumenti per poter riqualificare il tessuto esistente. Intendo: completare il processo di riqualificazione dell’Ilva, avviare la rigenerazione della Colonia, realizzare il futuro commissariato al posto dell’ex Ipsia, riqualificare di Senzuno. Vogliamo anche offrire strumenti per alzare la qualità dell’offerta turistica della città, aumentando l’attratività di Follonica. Vogliamo una città che valorizzi e promuova la sua parte verde, dal parco di Montioni alle pinete, le dune o i parchi di quartiere; che sia maggiormente fruibile, facile da vivere, che promuova una mobilità dolce, riconnettendo le piste ciclabili esistenti, non tanto pensando a nuovi parcheggi ma a un’idea di mobilità diversa e alternativa (pensando comunque alla realizzazione di un parcheggio legato alla riqualificazione del quartiere di Senzuno). Il Piano, inoltre, incentiva notevolmente il recupero e la riqualificazione del patrimonio esistente con due obiettivi: migliorare l’efficientamento energetico e quello statico».

Il perimetro del territorio urbanizzato, che segna il confine tra l’area interna a esso dove si può cementificare, demolire e ricostruire, e l’area esterna nella quale sono impediti dalla legge urbanistica toscana nuovi interventi di tipo residenziale (case a appartamenti), è stato rivisto?

«Sì, è stato rivisto preservando ulteriore consumo di territorio e riqualificando i margini urbani, come ad esempio nell’area di Salciaina e di Cassarello, dove si prevede una piccola area di espansione che serve a sistemare il margine cittadino».

Ci sono aree del territorio, in particolare, che sono state “sbloccate”? (Fino ad oggi non ci si poteva costruire, in futuro si potrà); quali sono?

«Con l’adozione e l’approvazione del Piano strutturale e del successivo Piano operativo, molti interventi, ritenuti compatibili con gli obiettivi di piano, potranno trovare attuazione. Allineandosi a nuovi criteri di ristrutturazione edilizia e rigenerazione urbana, sarà a esempio possibile fare interventi di recupero di edifici esistenti che con l’attuale strumento non era possibile fare».

In quale direzione, insomma, andrà lo sviluppo urbanistico di Follonica?

«L’obiettivo è limitare il consumo di suolo e valorizzare il patrimonio esistente ma anche migliorare l’accessibilità urbana e aumentare l’attrattività della città. Il piano prevede poi di rafforzare il sistema agricolo e forestale, coniugare vitalità economica con ambiente e paesaggio e costruire un nuovo Piano Casa. Questi, in breve, sono i principi che hanno ispirato il progetto di Piano strutturale».

La revisione del Piano operativo, invece, è già cominciata?

«Sì, l’Amministrazione comunale ha cominciato a costruire il piano operativo quasi contestualmente all’elaborazione del Piano strutturale».

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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