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A vent’anni dall’esondazione del Pecora va sotto la lente l’argine salva-abitazioni
Venne fatto con ceneri di pirite e nel 2008 ci si cominciò a chiedere se non fossero inquinanti: ora le analisi sono riprese
Michele Nannini
FOLLONICA. Quasi venti anni fa – era il 1992 – l’esondazione del fiume Pecora invase parte del quartiere Salciaina, al confine con il comune di Scarlino: si trattò di un evento inaspettato che spinse la protezione civile dell’epoca a realizzare d’urgenza un argine a protezione delle abitazioni; venne utilizzato materiale di riporto composto da ceneri e sterili di pirite provenienti dalla vicina area industriale del Casone. Ebbene, quell’argine, dopo una prima procedura avviata ma solo parzialmente nel 2008, adesso dovrà essere di nuovo sottoposto a un procedimento di bonifica, che è ripreso a inizio novembre con l’approvazione da parte della direzione ambiente ed energia della Regione Toscana del piano di caratterizzazione.
Il procedimento ha ottenuto il via libera dalla conferenza dei servizi che ha coinvolto i due comuni di Follonica e Scarlino, l’Arpat e l’Asl Toscana sudest. Si tratta di un’area che si estende per 500 metri con un volume di circa 5. 400 metri quadrati e che in tutto questo periodo ha svolto egregiamente il proprio compito difendendo la zona da altre possibili esondazioni.
Con il passare del tempo però si è scoperto che la consistenza dei materiali utilizzati per i lavori avrebbe potuto non essere idonea: per la presenza di residui di pirite o comunque di scarti delle lavorazioni industriali; così già nel 2008 venne avviato un primo intervento di caratterizzazione da parte della Provincia che all’epoca era competente per questa tipologia di lavori. La caratterizzazione è in sostanza l’insieme delle attività che permettono di ricostruire i fenomeni di contaminazione a carico dell’ambiente circostante, in particolar modo delle falde inferiori, così da ottenere informazioni di base sulla base delle quali fare scelte realizzabili e sostenibili per la messa in sicurezza o per un’eventuale bonifica del sito.
Nell’intervento di 13 anni fa emersero elementi che necessitavano di ulteriori e approfondite analisi; così nel 2019 l’area in questione rientrò fra quelle interessate da interventi di bonifica in seno alla regione Toscana, con circa 500mila euro a disposizione per completare il procedimento. L’attuazione dell’intervento è stata poi concordata fra la Regione, diventata adesso competente in materia al posto della Provincia, e il Consorzio di bonifica 5 Toscana Costa; il Consorzio è diventato infatti il braccio operativo della Regione incaricato della caratterizzazione prima e degli eventuali successivi lavori di bonifica poi.
Le analisi sul terreno dovranno adesso chiarire se ci sono stati danni per l’ambiente circostante. Entro fine anno la caratterizzazione sarà completata e sarà quindi possibile capire se e come intervenire. Il materiale utilizzato potrebbe infatti non aver compromesso le falde inferiori: in questo caso, nessun intervento sarà necessario; o, al contrario, potrebbero emergere delle criticità da risolvere in vari modi come ad esempio la sostituzione del terreno o il suo “incamiciamento” per evitare dispersioni. In ogni caso servirà attendere il completamento della prima fase delle analisi per capire come proseguire e se sarà necessario, a quel punto entro 24 mesi dall’inizio della procedura, mettere mano all’argine.
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