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Grosseto

Storia di Rosa, dalle minacce alla riconquista della felicità

Storia di Rosa, dalle minacce alla riconquista della felicità

Tutto comincia con una telefonata alle operatrici di Olympia de Gouges Poi lo sconforto, l’aggressione, il ritorno al Centro, il rifugio e la rinascita  

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il racconto

Rosa (nome di fantasia) è una delle tante donne che si è rivolta al cento antiviolenza Olympia de Gouges. Raccontano la sua storia le operatrici del Centro: essa è l’esempio che un’altra vita è possibile, che dall’incubo della violenza si può uscire.

Il percorso di Rosa inizia con una telefonata al Centro. Non è italiana, il marito invece lo è, hanno una figlia in età scolare. Lei lavora ma il coniuge non tollera alcuna forma di sua autonomia e la accusa di tradimento: le farà togliere la figlia dai servizi sociali, minaccia. «Lei è preoccupata e ci contatta – raccontano le donne del Centro – Cerchiamo di rassicurarla, anche tramite la nostra legale. Le proponiamo di restare in contatto con noi. E le spieghiamo che non è vero che, non essendo italiana, non ha diritti».

Rosa non si fa più sentire. Dopo alcuni mesi i carabinieri accompagnano al Centro una donna scappata di casa con la figlia dopo un’aggressione e pesanti minacce di morte da parte del marito. Quella donna è Rosa. «Ha toccato il fondo, ha provato a rimettere in sesto le cose, ma non è stato possibile – raccontano le attiviste – Dalla violenza ci si sottrae solo andandosene». Rosa e la bambina, grazie al Centro, entrano in una casa rifugio e rimangono lì per sei mesi, seguite dalle operatrici di Olympia.

All’inizio vivere in una casa rifugio è come stare dentro un acquario: tutto è un po’ ovattato, a volte sfuocato. Ci sono misure di sicurezza per cui la donna non può muoversi liberamente per non essere rintracciata. Il tempo, parola chiave nelle case rifugio, trascorre: tempo per soffrire e contattare il proprio dolore, per rivedere e rivedersi, per guardare se stessa e il mondo con i propri occhi. Intanto fuori si mettono in piedi le procedure che il caso richiede.

Piano piano, vivere nella casa non è più stare dentro un acquario. Da lì si riparte. Con risorse della Regione Toscana, Rosa frequenta un corso di alta sartoria: è bravissima; prende la patente di guida, e con un’altra fonte di finanziamento riesce ad avere una copertura economica per sei mesi di affitto. Le cose stanno andando come devono andare: lei, del resto, è una che si rimbocca le maniche. Trova un lavoro, prima come colf, poi in una ditta di confezioni. I giochi sono fatti, si torna alla piena autonomia; e anche per la bambina le cose si sono sistemate con un reinserimento scolastico. E al Centro arriva un bellissimo mazzo di rose rosse. È l’augurio di buona vita che Rosa fa a tutte le donne che l’hanno aiutata.

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