Il dolore
Olympia de Gouges cerca locali più grandi «Alle nostre donne occorre riservatezza»
È l’associazione che accoglie chi è vittima di una violenza di genere Fondata nel 1999, dal 2013 è sotto la guida di Sabrina Gaglianone
l’incontro
silvano polvani
È la sera dell’11 agosto quando Silvia Manetti, 46 anni, residente a Monterotondo Marittimo, viene uccisa a coltellate dal compagno. Un’altra donna è stata uccisa. Lascia due bambini di dieci e 14 anni. La comunità di Monterotondo è sconvolta e colpita con una profonda ferita. Verrà proclamato il lutto cittadino, lo sgomento e la preoccupazione sono palpabili nella fiaccolata che pochi giorni dopo viene organizzata in paese conto il fenomeno dei femminicidi, sempre più frequenti in Italia.
Al centro antiviolenza di Grosseto incontro Sabrina Gaglianone, che è la presidente dell’Associazione Olympia de Gouges: lo è dal 2013 avendo sostituito Gabriella Lepri che lo era stata dal 1999. Sabrina è professoressa di lettere alla scuola media di Follonica: animato da una forte sensibilità, il suo è un percorso di volontariato che viene da lontano e che esercita con passione e competenza. In questi anni ha partecipato attivamente all’associazione, l’ha vista crescere e affermarsi nei suoi obiettivi: la sensibilizzazione verso la cittadinanza; la prevenzione con percorsi di educazione nelle scuole; l’accompagnamento delle donne per uscire dalla violenza subita; la riconquista dell’autostima a quante l’hanno smarrita.
Nella sua esperienza ha conosciuto tante donne: donne che a lei e alle altre attiviste si sono aperte raccontando la loro vita d’inferno accanto a uomini violenti, gelosi fino all’ossessione, manipolatori della verità, dall’umore instabile e aggressivi. Non è facile, mi racconta Sabrina, per le donne aprirsi e lasciarsi andare, abbandonare il silenzio, chiedere aiuto. C’è sempre in loro il timore di perdere i figli, essendo questa una minaccia continua dei mariti. C’è sempre l’incertezza di una giustizia che procede lenta, che spesso, nonostante le leggi, non impedisce che nelle aule dei tribunali le donne vengano messe sotto una lente di ingrandimento come se fossero loro le colpevoli. I percorsi sono sempre molto difficili e dolorosi.
Di fronte a un femminicidio è spontaneo chiedersi perché la donna non abbia chiesto aiuto, perché nessuno si sia accorto di quello che accadeva, perché non ci sia stato qualcuno che l’abbia consigliata di rivolgersi a un centro antiviolenza o alle forze dell’ordine.
E perché accade che gli uomini uccidono le donne. Qui Sabrina è severa nel suo commento. «È una spiegazione difficile – riferisce – ma necessaria a iniziare dalla narrazione degli organi di stampa sui femminicidi che talvolta è fuorviante; quello che serve è un profondo cambiamento culturale che deve necessariamente partire da noi, dal rifuggire a una facile e superficiale condanna; si tratta di un cambiamento che inizia dal guardarsi dentro e capire quanto ancora siamo immersi nella cultura patriarcale, quanto il pregiudizio ci pervada; occorre riconoscere e smontare queste dinamiche e praticare, a partire dalla scuola, dalla famiglia, nel gruppo dei pari, con tutti, una cultura che sia veramente basata sul rispetto e non su rapporti di potere tra uomini e donne».
Oggi l’Associazione Olympia De Gouges è una bella realtà, un punto di riferimento a Grosseto, come a Follonica, Orbetello, Castel del Piano, Manciano e Capalbio per tutte le donne in difficoltà.
L’Associazione, mi confida Sabrina, oggi però ha spazi ristretti e avrebbe la necessità di locali più ampi capaci di assicurare la presenza di tante donne nella riservatezza.
Senza risorse, senza un’ adeguata rete di sostegno e protezione, senza processi di potenziamento, le donne sono lasciate sole, imprigionate nel maltrattamento e nella violenza e allora i costi sociali e umani diventano veramente intollerabili. E dalle attiviste del centro mi viene raccontata una bella storia (leggi sotto).
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google