Il dolore
Nonna dimessa con ecchimosi L’Asl: «Ecco perché le ha»
L’azienda spiega che sono l’effetto delle necessarie terapie endovenose E ammette l’errore di comunicazione relativo al trasferimento al Sant’Andrea
follonica. L’Asl sudest risponde alle richieste di chiarimento fatte dalla famiglia di un’anziana di 88 anni, dimessa dall’ospedale Sant’Andrea, dove era stata ricoverata – a seguito di una caduta in casa – dopo essere stata trasportata dal 118 al Misericordia di Grosseto: la nipote, Giulia Arzilli, chiedeva, in particolare, cosa fosse accaduto alla nonna durante la degenza ospedaliera in quanto – dimessa – aveva le braccia totalmente ricoperte di vistosi ematomi; la famiglia sollecitava inoltre spiegazioni anche su altri aspetti.
a grosseto o a massa?
Durante il ricovero, c’è stato un momento in cui la famiglia non sapeva se l’anziana fosse ancora in cura al Misericordia o fosse stata trasferita al Sant’Andrea. «Il pronto soccorso fa sapere – si legge in una nota dell’Asl – che, dopo una prima corretta informazione sul trasferimento della paziente all’ospedale di Massa Marittima, successivamente si è verificato un difetto di comunicazione da parte di un operatore ai familiari. Il personale si era già scusato per il disguido con i parenti e la direzione del pronto soccorso rinnova le scuse, assicurando che il percorso diagnostico-terapeutico dall’arrivo al trasferimento è stato svolto in maniera corretta e scrupolosa».
le braccia “nere”
E vediamo dunque perché l’anziana ha le braccia coperte da quelli che sembrano ematomi molto estesi. Dopo la permanenza all’ospedale Misericordia, la paziente si trovava nel “reparto” di medicina interna del Sant’Andrea, e «Presentava un quadro clinico –tale da necessitare di una serie di terapie e procedure per via endovenosa – si legge ancora nella nota dell’Asl – Pertanto, per curare la paziente sono stati fatti diversi accessi venosi, alcuni mantenuti per tutta la durata del ricovero (nove giorni), necessari per reidratarla e somministrarle la specifica terapia che di per sé può comportare un’ulteriore fragilità dei vasi sanguigni». «A questo – continua la nota – hanno contribuito i puntuali prelievi di sangue per monitorare costantemente la situazione. Bisogna a inoltre ricordato che la maggior parte dei pazienti anziani presenta una fragilità capillare estrema, che durante l’accesso endovenoso può causare con elevata frequenza la rottura di alcuni vasi e quindi ecchimosi che compaiono a volte anche solo con l’applicazione del laccio emostatico».
perché in pigiama
La famiglia si chiedeva anche per qual ragione fosse stato chiesto a loro se togliere o meno il catetere. Perché «il personale ha voluto coinvolgerli nel processo decisionale relativo alla gestione post-ospedaliera, per rendere più agevole il supporto alla paziente a casa. Infine – aggiunge l’Asl – il personale infermieristico ha provato più volte a vestire la paziente che ha rifiutato». Ecco perché i parenti l’hanno vista in pigiama e vestaglia: «Appena fuori dall’ospedale è stata fatta salire sull’ambulanza dove i volontari hanno provveduto a coprirla adeguatamente». L’Asl aggiunge che «Dopo le cure ospedaliere, il geriatra ha già contattato la famiglia della paziente per avviare il percorso di continuità assistenziale, affidandola alle cure infermieristiche territoriali. E il direttore dell’ospedale è a disposizione della famiglia della paziente per un eventuale confronto».
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