Gioco
Firenze critica le previsioni urbanistiche «Così non va, si consuma troppo suolo»
La giunta alle prese con il Piano operativo adottato all’epoca del sindaco Stella. Spinelli: «Noi costretti a scelte impopolari»
Giovanna Mezzana
scarlino. Era maggio 2019, mancavano pochi giorni alle elezioni amministrative e Francesca Travison, candidata a sindaco, a proposito del nuovo Piano operativo – lo strumento urbanistico da cui dipende lo sviluppo di ogni comune del Belpaese – dichiarò: «È un disastro». Il Piano operativo era stato adottato dal consiglio comunale, in cui la maggioranza era quella dell’allora primo cittadino Marcello Stella, tre mesi prima, a febbraio, con l’astensione dell’allora consigliera Travison che aveva dichiarato di non aver avuto sufficiente tempo per visionarlo; aggiunse che avrebbe approfondito il tema: e da lì il giudizio – «È un disastro» – espresso successivamente. Nel 2019 e a pochi giorni dal voto, le dichiarazioni di Travison furono accolte, probabilmente, come “funzionali” alla campagna elettorale. In effetti, quel Piano operativo, frutto del lavoro della giunta Stella, ha comportato e sta comportando non pochi grattacapi alla giunta Travison che l’ha ereditato come atto adottato ma non approvato dal consiglio comunale (l’approvazione segue l’adozione). È ciò che si evince tastando il polso a Cesare Spinelli, il consigliere comunale che dall’insediamento di Travison deteneva la delega all’urbanistica e che di recente è stato nominato dalla sindaca assessore al governo del territorio, appunto. Il percorso del rinnovo degli strumenti urbanistici prevede che – una volta adottato – il Piano operativo (così ormai si chiama il vecchio Regolamento urbanistico) venga sottoposto alle osservazioni che chiunque può fare: cittadini (residenti, imprenditori, commercianti... ), associazioni, e enti istituzionali; l’Amministrazione comunale dà risposta ai quesiti posti, eventualmente apporta modifiche e il Piano torna dunque in consiglio comunale per l’approvazione. Il comune di Scarlino è nelle fase dell’esame delle osservazioni ricevute.
Assessore, quante sono le osservazioni che avete ricevuto?
«Sono 135, molte arrivano da privati cittadini ma le più importanti sono giunte dalla regione Toscana, dalla Soprintendenza e dal Genio civile».
Ha un’idea di quando si porterà il Piano in consiglio comunale per l’approvazione?
«Io credo entro la prima metà del 2022: non voglio essere più preciso per “scaramanzia”; ci stiamo mettendo del tempo perché le osservazioni sono numericamente tante e alcune modifiche che dovremo apportare sono anche sostanziali».
Di quali modifiche si tratta?
«Nel nuovo Piano operativo sono previste molte volumetrie (nuovi volumi da costruire, ndr) che la regione Toscana ha criticato fortemente. Dovremo eliminare molte di queste previsioni contenute nel Piano adottato; dovremo fare scelte complesse e, purtroppo, anche impopolari, ma i dettami della Legge urbanistica della regione Toscana, la n. 65/2014, sono chiari».
L’adozione del Piano è del 2019, la Legge regionale è del 2014: vuol dire che non si è tenuto conto delle prescrizioni di essa?
«Diciamo che ho il sospetto che alcune problematiche siano state affrontate con un po’di superficialità: per esempio, per quanto riguarda il rispetto dei principi del Pit (il Piano di indirizzo territoriale con valenza di piano paesaggistico, ndr), tant’è che la Regione ha contestate previsioni difformi da esso».
La legge urbanistica regionale impedisce, per esempio, che si possa costruire case fuori dal perimetro del territorio urbanizzato: questo dettame è stato rispettato?
«Diciamo che nel Piano operativo la regione Toscana ha rilevato un forte consumo di suolo».
... Che era ciò che voleva limitare con la Legge 65/2014...
«Sì, è così. E noi dobbiamo rispettare la norma, non possiamo andare avanti in anarchia».
Qualcosa dunque dovrete togliere ma forse qualcosa aggiungerete?
«Sì, abbiamo introdotto, per esempio, delle modifiche che consentiranno di favorire lo sviluppo in ambito turistico e abbiamo ricollocato alcune previsioni industriali e produttive. E, infine (per rispondere anche al Pd, ndr) abbiamo messo una pezza allo sviluppo del termalismo perché la posizione che era stata individuata era sbagliata».
Quali sono le osservazioni più consistenti che vi sono arrivate dagli enti istituzionali?
«Per esempio, quella arrivata dal Genio civile che ordina di rivedere lo studio di gestione del rischio idraulico dell’intero Comune perché troppo datato. Risale del resto a 20 anni fa. Abbiamo dovuto dunque rivederlo avvalendoci di professionisti esterni, con un aggravio di spese presumibilmente di circa 20mila euro».
Per concludere, il Piano strutturale è già stato rivisto?
«No, il Piano strutturale è ancora da fare».
Vuole dire che il nuovo Piano operativo è stato fatto prima della revisione del Piano strutturale che è la “legge-cornice” che include le ipotesi che potranno avverarsi secondo i criteri operativi fissati poi dal Piano operativo?
«Sì, è così. È un po’ come dire che il figlio nasce prima dei genitori. Tenendo conto della logica, stiamo insomma facendo le cose al contrario. Lascio agli altri il giudizio».
E secondo lei perché si è deciso di procedere così, in maniera per altro difforme da altri comuni che stanno rivedendo, anch’essi, i propri strumenti urbanistici?
«Il Piano operativo dà risposte, appunto, operative: si è data un’accelerata a uno strumento che dava risposte (ad alcune richieste, ndr) in vista dell’appuntamento elettorale».
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