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Una cerimonia in memoria dei Trasvolatori

Ivana Agostini

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Ivana Agostini

ORBETELLO. Le barche per raccogliere le alghe sono vecchie 40 anni; serve un rinnovo dei mezzi, altrimenti la laguna potrebbe morire. Anche le strutture che accolgono le idrovore sono danneggiate dall’alluvione 2012 e mai sistemate. In queste condizioni la laguna potrebbe “morire”.

A lanciare l’sos è Pier Luigi Piro, presidente dei Pescatori di Orbetello. Lo specchio acqueo, dice lui, «dev’essere messo in sicurezza, altrimenti per noi non ci sarà futuro», dice Piro preoccupato, tracciando un bilancio dell’estate e sollecitando la politica ad agire subito per salvare la laguna, la pesca e l’indotto.

«Dopo un’estate piena di pensieri per la situazione ambientale risolta grazie a condizioni climatiche miti – dice il presidente – ci prepariamo a un inverno che dovrebbe portare alla pesca il risultato delle semine fatte due anni fa e all’esercizio della storica pesca delle anguille. Purtroppo nel 2021 siamo ancora legati alla variazione delle stagioni. Dobbiamo ancora affidarci alle temperature e al vento. D’estate non è stato possibile esercitare in modo professionale la pesca “vagantiva” per la consistente presenza delle alghe e purtroppo, se non si interverrà in modo drastico dal punto di vista strutturale, sarà sempre peggio». Piro è preoccupato per il futuro considerando la laguna un elemento su cui puntare non solo per la pesca ma anche per il turismo.

«Da anni – dice – sosteniamo che i mezzi che esercitano sia la risospensione che la raccolta delle alghe sono pochi e datati, visto che navigano in laguna da almeno 40 anni».

Il presidente crede che il numero delle imbarcazioni che solcano la laguna per limitare le alghe dovrebbero essere almeno sei e non tre come adesso, due a ponente e una a levante.

C’è poi il tema della velocità del ricambio d’acqua. «Ogni anno da tanti anni – continua – investiamo centinaia di migliaia di euro in semine che rischiamo di non raccogliere o per l’habitat condizionato dalle alghe o perché la laguna è sempre a rischio anossia. Stando così le cose non può esserci futuro per la pesca se non viene messa in sicurezza la laguna. Io credo che gli interventi di messa in sicurezza e manutenzione delle strutture legate alla laguna potrebbero dar lavoro ad altre persone, a ditte legate al territorio. La laguna è al centro del nostro mondo economico e politico. La necessità di seminare tutte quelle specie che dopo il 2015 sono sparite e di mettere in sicurezza un ambiente da troppi anni malato è diventato imprescindibile. L’anguilla, il mazzone (cefalo da bottarga), le sogliole, le femminelle, i calcinelli, i piccoli mazzancolli ormai sono merce rara su cui stiamo con grande sacrificio lavorando. La riduzione dello sforzo di pesca dell’anguilla imposto dalla comunità europea – spiega Piro – e il suo fermo pesca da gennaio ad aprile costituiscono un problema, come del resto il pompaggio forzato che da due anni avviene da febbraio e condiziona le entrature naturali dal mare. Questo a testimonianza che per risolvere un problema se ne crea un altro, quindi serve una linea guida per mettere in sicurezza la laguna».

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