Sicurezza
Trent’anni senza bomber L’indimenticato Bartolini Gol, sorrisi e generosità con Grosseto nel cuore
Nel 1991 fa moriva il giocatore più forte di sempre del calcio cittadino L’aneddoto della figlia: «Si fermava a guardare le partite nei campetti»
il ricordo
PAOLO FRANZò
Entrare nella storia riesce a pochi. Entrare nel cuore è ancora più difficile. Ma c’è anche chi è riuscito a fare tutte e due le cose. Una doppietta. E non c’è da stupirsi. Per uno che con i suoi gol ha fatto sognare una città intera.
Prima le lacrime di gioia, poi quelle di dolore. Quando – nel 1991 – Fabrizio Bartolini ha salutato tutti. Per l’ultima volta. Volando in cielo. Oggi il suo nome è leggenda. È il più grande bomber della storia del Grosseto calcio. Domani, mentre il Grifone sarà impegnato nella trasferta di Pontedera, nel campionato di Serie C, saranno infatti trascorsi esattamente trent’anni dalla sua scomparsa. Sono 128 i gol segnati da Bartolini col Grosseto, in 169 partite. Resta il ricordo di un giocatore fantasmagorico, ma anche e soprattutto di un uomo generoso e innamorato della sua famiglia. Orbetellano, classe 1924, Bartolini ha debuttato in Serie C nel 1946-47 con la maglia biancorossa, dopo aver giocato nell’Orbetello.
Era pazzo di Pelè, ma soprattutto era rimasto folgorato da Grosseto e dal Grosseto. A fine carriera, prima di appendere gli scarpini al chiodo, decise di giocare le ultime partite col Grifone, in serie D. «Ricordare Fabrizio Bartolini per noi – spiegano Mario e Simone Ceri, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Us Grosseto – è un onore e un dovere, soprattutto perché oltre ad aver fatto la storia della nostra società ci ha lasciato anche un esempio concreto di generosità e caparbietà per le future generazioni. Bartolini, così come Zecchini, Palazzoli, Pucci e molti altri, sono e saranno sempre degli esempi di passione e amore per questo sport che vogliamo continuare a trasmettere ai bambini che indossano i colori della nostra società».
Una persona dal cuore grande, Bartolini. Dentro e fuori dal campo, come racconta il nipote, Giorgio Bartolini.
«Ricordo un torneo di calcio estivo, negli anni Settanta a Porto Ercole, in cui giocammo insieme nella stessa squadra. Lui aveva più di cinquant’anni, mentre io circa diciassette. Stavamo pareggiando 1-1 quando lui, con la sua solita classe, s’infila in area e conquista un rigore. Mi dette una pacca sulla spalla e mi lasciò calciare quel rigore. Io dagli undici metri calciai con forza, ma presi il palo. Mi si avvicinò e con una carezza mi incoraggiò. Poco dopo segnò il 2-1 e vincemmo la partita. Era innamorato di Grosseto – dice ancora il nipote di Bartolini – e del suo Grosseto, che andava a vedere anche dopo aver smesso col calcio giocato. Una volta in Maremma venne la Juventus per un’amichevole e lui mi portò allo stadio. Eravamo negli anni Settanta; tra i bianconeri c’erano giocatori del calibro di Cuccureddu e Anastasi, mentre tra i biancorossi Zecchini e Palazzoli, tanto per citarne due. Lui mi portò negli spogliatoi a conoscere i giocatori e la società mi regalò anche una bellissima tuta del Grosseto».
Aneddoti ed episodi del passato. Che rivivono anche nella parole della figlia del bomber dei bomber, Fabrizia Bartolini: «Quando ero piccola era impossibile andare a fare una passeggiata con lui. A ogni campetto, della chiesa o di periferia, si fermava e si metteva a guardare i ragazzini che giocavano. Il bello è che rimaneva a vedere tutta la partita. Quando babbo giocava nel Grosseto, mamma sperava sempre in un suo gol, altrimenti la gente la fermava in giro. E le chiedeva come mai Bartolini non avesse segnato».
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