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Rapina in farmacia sventata dal personale Condannati a tre anni
Uno si era presentato con una pistola, l’altro era in auto Messi in fuga, furono catturati lungo la Variante Aurelia
Pierluigi Sposato
Grosseto. Tre anni, tre mesi e 500 euro; tre anni, due mesi e 450 euro. Sono le condanne decise dal collegio del Tribunale di Grosseto rispettivamente per ciascuno dei due uomini accusati di aver cercato di mettere a segno una rapina alla farmacia San Giuseppe, in città, intorno alle 14 del 7 aprile scorso, pur se con mocalità e comportamenti diversi.
I giudici (Adolfo Di Zenzo presidente, Laura Previti, Ludovica Monachesi) hanno ritenuto responsabili sia Angelo Nicola Serra, 42 anni, sia Antonio Piscedda, 46 anni, e li hanno condannati a una pena superiore a quella chiesta alla precedente udienza dal pm Carmine Nuzzo (per il primo due anni e 500 euro, per il secondo un anno, otto mesi e 309 euro).
L’uomo poi riconosciuto per Serra, con il volto coperto, brandendo una pistola, aveva minacciato la farmacista («Dammi tutti i soldi che hai in cassa», erano state più o meno le parole), Piscedda era in attesa in una Fiat Punto fuggita poi con entrambi in direzione nord, lungo la Variante Aurelia, e fermata dalla polizia poco dopo nel territorio di Gavorrano. Rapina fallita perché dal retro era arrivato altro personale e l’uomo era stato messo in fuga, anche inseguito dal titolare della farmacia: le telecamere lo avevano inquadrato mentre scarrellava l’arma, per intimidire gli inseguitori. Salito a bordo della Punto, in via Coclite, era fuggito a grande velocità con l’uomo poi individuato per Piscedda.
I difensori (Luigi Mancini di Viterbo per Serra e Norina Scorza di Paola per Piscedda) hanno cercato di smontare la ricostruzione («difettosa», secondo Scorza), ritenendo invece che fossero da ritenere molto più attendibili le dichiarazioni degli imputati rese in fase di convalida. «Piscedda non sapeva che lo scopo era quello di una rapina, non gli si può imputare il concorso». Ha invocato l’assoluzione anche l’avvocato Mancini, riportandosi in linea di massima alla memoria scritta e sottolineando tra l’altro che la pistola «era un pezzo di ferro, inidoneo a sparare».
Dopo poco più di mezz’ora di camera di consiglio, i giudici sono tornati per leggere il dispositivo della condanna. A Serra sono stati inflitti anche due anni di libertà vigilata, entrambi sono stati interdetti dai pubblici uffici per cinque anni. L’arma sarà confiscata. Le motivazioni saranno depositate fra un mese.
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