Il Tirreno

Grosseto

grosseto al centro 

«Progetti per la prevenzione anche con i fondi comunitari»

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GROSSETO. Quali interventi sono necessari per difendere le aree costiere dal rischio di nuove alluvioni? Grosseto al centro lo chiede al sindaco e presidente della Provincia di Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, quale autorità di protezione civile. Perché «i dati registrati dalla rete pluviometrica mostrano che in provincia l’intensità delle piogge cadute negli ultimi anni non ha precedenti nei 150 anni di storia del nostro territorio. A causa della “monsonizzazione del clima” le precipitazioni si stanno concentrando nel periodo autunno-invernale, mandando in emergenza il reticolo della rete fluviale, sotto il profilo idrogeologico e idraulico. Gli effetti devastanti delle intense precipitazioni in collina si registrano nella pianura alluvionale e litoranea, come con l’alluvione di Grosseto del 1966 e l’alluvione di Albinia del 2012. L’abbandono, rispetto alle coltivazioni, dei terreni di collina, ha portato ad un minore assorbimento dell’acqua piovana, la quale scivola sui crostoni in maniera tumultuosa e torrentizia trasportando le parti solide verso la pianura alluvionale. Nel caso dell’alluvione del fiume Albegna (2012), riguardo alla fertilità dei terreni i danni maggiori si sono avuti nel tratto collinare, a causa dell’erosione laminare provocata dall’intensità delle piogge. I dirigenti del Genio civile segnalano che negli ultimi anni le portate solide dei fiumi durante gli eventi estremi stanno superando le portate liquide, mentre tutte le infrastrutture di trasporto nel grossetano sono state progettate con le luci sui corsi d’acqua in funzione solo delle portate liquide eccezionali».

Le casse di espansione sono una soluzione per consentire di trattenere le acque meteoriche in modo che non scendano a valle contemporaneamente. «Tra le norme del Piano territoriale di coordinamento della Provincia, licenziato nel 1999 e attualmente vigente, ci sono quelle che prevedono la realizzazione di piccoli invasi collinari, laghetti capaci di trattenere a monte e restituire in tempi più lunghi le acque meteoriche. Nonostante i progetti preliminari prodotti, queste opere non sono mai state realizzate. Degno di nota è il fatto che la restituzione alla rete fluviale delle acque trattenute in alta collina consentirebbe di mantenere le portate dei corsi d’acqua a livelli utili anche nella stagione più siccitosa, in modo da mantenere attiva la ricarica delle falde idriche in pianura con una quota piezometrica che ostacolerebbe la penetrazione del cuneo salino nei terreni costieri. Inoltre i laghetti collinari costituirebbero riserva idrica per le operazioni antincendio».

Ricordando l’evacuazione del novembre 2019, a Vivarelli Colonna viene chiesto di «aprire un dibattito con la Regione, le Autorità di bacino ed il Consorzio bonifica Cb6 quali enti competenti per attivare le fonti di finanziamento atte a realizzare i progetti esecutivi degli interventi sopra citati, ossia le casse d’espansione e i piccoli invasi collinari, anche approfittando delle risorse economiche stanziate dalla Commissione europea attraverso Next Generation Eu e della risorsa idrica del Piano nazionale di ripresa e resilienza».



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