Attenzione
4 novembre, l’Ombrone rompe gli argini
Storie, timori e prospettive di convivenza con il fiume, dal nuovo Piano di protezione civile allo sviluppo turistico
grosseto. La mattina del 4 novembre di 55 anni fa l’Ombrone ruppe gli argini a sud della città, che fu ben presto allagata nelle zone a quote più basse. Un dramma anche per la campagna, fino al mare. Non fu quella la prima volta che il fiume fece la voce grossa ma l’alluvione del 1966 è naturalmente ancora impressa nelle memoria dei grossetani. Ombrone sorvegliato speciale, oggetto di interventi periodici, messa in sicurezza perseguita costantemente. Rischio da ridurre al minimo. Nel nuovo Piano di protezione civile licenziato a marzo dal consiglio comunale si parla di evacuazioni (come quella contestatissima del 2019) e del cambio dei criteri di valutazione dell’emergenza: non più basati sul livello dell’acqua al Berrettino ma sulla valutazione specifica dei tecnici del Genio civile che effettuano il servizio di monitoraggio dell’andamento della piena sull’argine, pronti a individuarne eventuali rischi di rottura. Ottantasette pagine nelle quali l’ingegner Luca Morelli ha raccolto scenari e soluzioni. Ombrone da considerare con le giuste precauzioni ma Ombrone anche risorsa, luogo da vivere, da inserire nei percorsi turistici, oltre che quelli della memoria. Il fiume è (dovrebbe essere) tutto questo.
Per i grossetani che vissero quei giorni, l’Ombrone è ancora il ricordo di una straordinaria mobilitazione finalizzata alla rinascita. Dimenticati, fuori dai palcoscenici nazionali concentrati su altre emergenze contestuali, i grossetani trovarono praticamente da soli le energie per la ripresa. Quegli straordinari giorni di novembre 1966 rivivono nei ricordi della professoressa Luciana Rocchi, che pubblichiamo qui accanto. Ricordi ma anche prospettive, perché la convivenza con il fiume non sia soltanto all’insegna dell’emergenza.
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