Sicurezza
Quando la paura blocca la vittima «Succede spesso, serve aiuto»
follonica. Picchiata, sfregiata e terrorizzata dal “fidanzato” tanto da rendere necessario l’intervento dei carabinieri. Eppure la ragazza di 19 anni aggredita a Follonica non è corsa a denunciarlo. «Non è così infrequente come si possa pensare», spiega Sabrina Gaglianone, presidente dell’associazione Olympia de Gouges che gestisce il centro antiviolenza di Grosseto.
«Questo è un caso eclatante perché c’è stato l’intervento delle forze ordine. Pensiamo a quante volte succede e resta tra le mura domestiche».
Parrebbe ovvio denunciare subito una violenza del genere. Come mai, invece, è frequente il contrario?
«I motivi sono tanti. Da una parte perché la relazione è sempre qualcosa di complicato e profondo e si ha, nonostante tutto, paura di fare del male al maltrattante, compromettendolo con una denuncia. Oppure può accadere che si ha paura del maltrattante, si teme una sua ritorsione, una sua vendetta. Talvolta, infine, non c’è fiducia nelle forze ordine e nel processo. Non è infrequente leggere di donne vittimizzate due volte, anche nelle aule di tribunale».
Qual è il punto di vista di chi, come l’associazione Olympia de Gouges, conosce bene queste situazioni?
«Il nostro punto di vista è quello di far maturare una decisione alla donna che sia consapevole, non forzata dagli altri. Il nostro consiglio è di farsi seguire da un centro antiviolenza nel pieno della riservatezza, un percorso che è anche un’uscita psicologica da una situazione di violenza. E talvolta la decisione di denunciare matura da sola. La donna, purtroppo, si colpevolizza in prima persona per quanto successo, e c’è da smontare questa sovrastruttura».
Quindi cosa consigliate in questi casi?
«Noi consigliamo di farsi seguire. Anche perché per affrontare un percorso giudiziario la donna deve essere convinta».
Colpisce, nella vicenda di Follonica, la giovanissima età della vittima. Che ripercussioni rischia di avere quest’esperienza di violenza?
«Avere 19 anni oggi significa essere poco più che una bambina. È sicuramente molto giovane. Gli strascichi una relazione di questo genere li lascia. A maggiore ragione è necessario fasi seguire. Quello che ha vissuto questa ragazza è un brutto inizio delle relazioni d’amore. Agli adolescenti dico: occhio ai segni premonitori di un rapporto violento e allontanarsi dalla relazione».
Come è possibile che un uomo così giovane abbia una reazione dettata da schemi così antichi, come quelli che trovano normale alzare le mani contro una donna?
«Da un 29enne ti aspetteresti che sia meno influenzato. E invece i condizionamenti iniziano ancora oggi fin da molto piccoli e, nonostante se ne parli e se ne ragioni, ancora quel che passa in maniera strisciante in televisione non è molto diverso da quello che è stato per secoli. Purtroppo anche i giovani sono colpiti. Noi, come centro antiviolenza, facciamo molti interventi nella scuola, anche nella primaria. Poi, oltre alla tv, ci sono gli esempi dei genitori che non sempre sono positivi. In generale c’è tanta fragilità nei maschi». F.F.
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