Il Tirreno

Grosseto

Montieri, vuole l'ossigeno per la moglie in fin di vita e la guardia medica si rifiuta: «Nessuno mi ha ascoltato»

Giovanna Mezzana
Montieri, vuole l'ossigeno per la moglie in fin di vita e la guardia medica si rifiuta: «Nessuno mi ha ascoltato»

Niente prescrizione perché manca il codice fiscale della paziente. Il marito: «Poteva ricavarlo», lei muore poco tempo dopo

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MONTIERI. Quanto vale la possibilità di trascorrere con la persona amata le ultime ore della sua vita, senza perdere un istante, sapendo che da lì a poco potrebbe andarsene per sempre? Arriva da Montieri una vicenda che fa riflettere su questa circostanza che potrebbe capitare a ciascuno di noi. Anzi, l’accaduto fa piuttosto meditare su quanto il rispetto della norma inteso come esercizio impeccabile di burocrazia possa produrre effetti feroci.

ARRIVA L'AMBULANZA

Siamo a Montieri, sono le 6,30 di un giorno di festa, il primo novembre, e Mario (nome di fantasia) chiama il servizio di urgenza ed emergenza medica, il 118. Sua moglie sta male. L’ambulanza arriva subito: «Veloce, molto ben attrezzata», dice lui; «e il medico e gli infermieri – aggiunge – sono rapidi, professionali ed eseguono un intervento da manuale»; al termine di esso, il medico dice a Mario che sua moglie ha bisogno di ossigeno perché «la saturazione di esso, come rivela il saturimetro – riporta lui – è al di sotto della soglia vitale». È pronto per correre in farmacia a prendere una bombola di ossigeno e il medico del 118 gli spiega ancora: «Ci vorrebbe la prescrizione della guardia medica – precisa la professionista – Io purtroppo non posso fargliela, ma mostrando quanto ho scritto su questi fogli (il dettaglio dell’intervento del 118), il farmacista gliela anticiperà e poi dopo gli porterà la ricetta. Purtroppo – aggiunge – non le posso dare l’ossigeno che abbiamo in ambulanza, deve restare a disposizione per le emergenze».

IN FARMACIA

Mario non perde tempo a cercare la farmacia di turno – è presto di mattina ed è festa – a svegliare il farmacista, ad attendere che disinneschi l’allarme: si precipita alla farmacia di Scarlino Scalo, «sempre aperta 24 ore su 24». E qui sbatte contro il primo ostacolo: «La farmacista voleva la ricetta – spiega – e mi ha consigliato di recarmi alla guardia medica di Follonica, per fare prima». Si precipita.

NULLA DA FARE

Arriva a destinazione. E scopre che non si può interloquire direttamente con la guardia medica, ma bisogna chiamare un cellulare di servizio. «Dopo attese, e “adesso le passo x”, “adesso le passo y” – dettaglia – mi dicono che potevo affacciarmi». Sono le 9,40. Fa la sua richiesta con in mano il referto del medico del 118 e il medico di turno, chiede il codice fiscale dell’assistita per compilare la ricetta. Mario non ce l’ha. «Senza il codice fiscale, mi dispiace – risponde lei – non posso fare nulla». Lui prova a suggerire che «se c’è la necessità di inserire il codice fiscale della moglie, ci sono tutti i dati per ricavarlo (nome, cognome, luogo e data di nascita)», e a tutela della veridicità dei dati (se ce ne fosse stato bisogno) mostra la sua carta di identità; per inciso, sul web ci sono applicazioni di utilizzo immediato per ottenere il codice fiscale di una persona. Il medico è irremovibile: «Mi ha liquidato in tre secondi sulla soglia d’entrata – riprende – e non ha avuto un briciolo di sensibilità per starmi ad ascoltare».

SOLUZIONE E EPILOGO

Mario è a mani vuote: sua moglie ha bisogno di ossigeno e lui non è riuscito a trovarglielo. Non ce l’ha. A questo punto è un medico, suo conoscente, che, compresa l’urgenza, gli compila – per strada – la ricetta. Torna in farmacia, presenta quella prescrizione, prende la bombola di ossigeno e torna a casa a Montieri. La situazione è risolta, sì, «ma fuori dal sistema di continuità assistenziale», osserva. Nel pomeriggio sua moglie chiude gli occhi per sempre ma con la dignità di aver potuto respirare con meno fatica nelle sue ultime ore di vita, grazie a quella bombola di ossigeno: era questo, alla fine, ciò che voleva assicurarle suo marito. Niente di più.

COSA RIMANE

Aveva meno di 60 anni la moglie di Mario ed era molto malata: «La sua era una patologia complessa – dice suo marito – tant’è che non c’è correlazione tra l’attesa dell’ossigeno e la sua morte». Ma il punto è un altro. «Sono stato “estratto” dalla mia intimità – si commuove – per fare 100 chilometri in auto e impiegare quattro ore a rincorrere farmacisti di turno e guardie mediche. Queste quattro ore sottratte al commiato di mia moglie oggi mi pesano». Non vuole fare polemiche Mario, né accusare qualcuno, né scomodare avvocati. Ma riflette: «Mi domando, quale sia il corretto atteggiamento da seguire di fronte a un’emergenza: procedere nella prestazione di cui sia stata già verificata da un medico del 118 l’esigenza e la titolarità nominativa del paziente oppure stoppare la prestazione perché un codice non è disponibile nell’immediatezza? Quale è la priorità? L’efficacia della prestazione di emergenza o la formalità da gestire nell’immediato? Per altro, nel mio caso, i dati personali dell’assistito erano disponibili». E ancora: «La guardia medica – osserva – è prima un medico o prima un impiegato amministrativo?». «Dico queste cose nell’interesse della comunità con l’intento di migliorare un servizio di eccellenza fatto, nella stragrande maggioranza dei casi, da bravissimi operatori e con importanti risorse pagate dai cittadini. Forse bisognerebbe rimuovere l’impedimento che non permette a un medico del 118 di fare una prescrizione». «E forse – conclude – bisognerebbe, per alcuni, ripassare il giuramento di Ippocrate», che al medico, tra molte altre cose, chiede anche e soprattutto di garantire il sollievo del malato dalla propria sofferenza.

QUI L'ASL

L’Asl Toscana sud est «appena venuta a conoscenza dell’accaduto – si legge in una nota dell’azienda sanitaria – manifesta tutta la sua vicinanza al dolore della famiglia. Conferma che la componente umana è parte integrante della cura nelle linee strategiche dell’azienda, per questo sta approfondendo il caso e interverrà con gli atti necessari».

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