Il Tirreno

Grosseto

Operaio morì sul posto di lavoro Gli imputati patteggiano un anno

Pierluigi Sposato
Operaio morì sul posto di lavoro Gli imputati patteggiano un anno

Ha chiuso le sue pendenze anche la società Fam, resta da definire la posizione del caporeparto

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Pierluigi Sposato

grosseto. 25 maggio 2018. Allo stabilimento Fam, azienda specializzata nella costruzione di piscine, un incidente sul lavoro ferisce gravemente un operaio, Andrea Serrotti, 30 anni. Quattro giorni dopo, il 29 maggio, Andrea muore al policlinico delle Scotte di Siena.

Tre imputati per questo omicidio colposo, più la società incolpata per l’illecito amministrativo. All’udienza preliminare con il giudice Marco Mezzaluna, tre posizioni sono già state definite con il patteggiamento, una quarta arriverà al giudizio attraverso il rito abbreviato. Hanno patteggiato un anno Paola Checcacci (attenuanti equivalenti alle aggravanti, pena sospesa), sotto accusa in qualità di legale rappresentante di Fam Fabbrica maremmana autocloavi e quindi datrice di lavoro, e l’ingegnere Claudio Benassi (stesse condizioni), imputato in qualità di responsabile del servizio prevenzione e protezione. I due imputati erano assistiti rispettivamente dagli avvocati Roberto Baccheschi e (anche per il collega Leonardo Befi) Romano Lombardi. Alla stessa udienza ha chiuso le sue pendenze anche la Fam snc, tutelata dall’avvocato Alessio Scheggi: una sanzione pecuniaria da 28.500 euro, pari a 100 quote. Le parti civili (Roberta e Giuliano Bucci, Chiara Palmieri, Francesca Leone) sono assistite dagli avvocati Davide Botti, Luca Montemaggi e Riccardo Lottini. La questione risarcimenti è quasi interamente definita.

Checcacci doveva rispondere (ma questa contravvenzione è stata estinta) dell’omessa valutazione dei rischi per la sicurezza del lavoratore in relazione alla procedura di collaudo della tenuta stagna delle saldature dei pre-filtri, mediante l’immissione di aria compresso, nonché dell’omessa indicazione delle misure di prevenzione e protezione da attuare, nonché i dispositivi di protezione da utilizzare. Similari le contestazioni mosse a Benassi dal sostituto procuratore Salvatore Ferraro. Entrambi, insieme al caporeparto Maurizio Bonari (rito abbreviato) avrebbero causato la morte di Serrotti, dipendente assunto nell’aprile 2013, con mansioni di addetto inox, lavorazioni, collaudo e altro. L’incidente era avvenuto al termine della verifica della tenuta di un pre-filtro poggiato a terra (altezza 67 centimetri), in cui era stata introdotta aria compressa fin quasi a 2 bar per la valutazione della tenuta delle saldature. Secondo l’imputazione, Serrotti aveva aperto il coperchio (non dotato di sistema di sicurezza) ed era stato colpito violentemente al volto e alla testa dallo stesso coperchio, scagliato verso l’alto dalla depressione con l’ambiente esterno. Alla società era contestata l’omissione delle misure di prevenzione e protezione, tali da comportare un vantaggio o un interesse.

Resta da definire la posizione di Bonari, il rito è quello dell’abbreviato condizionato a due testimonianze. Un rito già avviato, perché l’altro giorno ha parlato la stessa Checcacci. Prossimamente, a febbraio, sarà la volta di un collega di lavoro di Serrotti, anche questo citato dall’avvocato Baccheschi. Poi sarà fissata un’udienza per la discussione finale. Perché Bonari è sotto accusa? Perché, in qualità di preposto al reparto produzione inox, avrebbe omesso di segnalare tempestivamente al datore di lavoro la condizione di pericolo che si creava durante le procedure di collaudo della tenuta stagna delle saldature dei pre-filtri, perché non ci sarebbe stato un sistema di sicurezza al momento della presenza di pressione all’interno dell’apparecchio.

Degli accertamenti si era occupato il Dipartimento della prevenzione dell’Asl; la Procura aveva affidato l’esame autoptico al dottor Fabio Benvenuti. Nel febbraio 2019 si era anche svolto un incidente probatorio, in cui l’ingegner Gianfranco Savelli nominato dal gip Sergio Compagnucci aveva in sostanza definito come ad alto rischio le operazioni (effettuate con aria compressa e non con acqua), specificando che nel Documento di valutazione rischi non c’erano indicazioni sul collaudo con aria compressa né sui rischi né su prevenzione e protezione.RIPRODUZIONE RISERVATA



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di Redazione web