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Al Faq si torna a ballare e a fare musica

Andrea Capitani
Al Faq si torna a ballare e a fare musica

Il titolare Giuliani racconta l’emozione della ripresa dopo venti mesi di stop: «Ma è sparito il pubblico tra 23 e 35 anni»

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Andrea Capitani

grosseto. «Siamo le uniche vittime sacrificali, ma respirare il palco è già un’emozione». Al Faq si torna a ballare e a ascoltare musica. Finalmente.

La fase critica della pandemia sembra – quasi – alle spalle e l’attività di via Legnano è ripartita, anche se con il freno a mano tirato: due serate a settimana e capienza al 50 per cento. E i controlli.

Prima di tornare al 100 per cento per questo tipo di locali ci vorrà probabilmente ancora del tempo e, dopo tante perdite economiche dovute a 20 mesi di stop, la speranza del proprietario – Aldo Giuliani – è adesso anche quella di riportare la gente ai concerti.

Giuliani, sono ripartite le serate al Faq, che sensazione ha dopo tanto tempo? «Dopo 20 mesi chiusi è stata una cosa strana considerando tutte le limitazioni, che reputo assurde visto che stanno dando la capienza agli stadi, ai teatri e ai cinema. Nonostante questo, al primo sound check che abbiamo fatto avevo la pelle d’oca. È una cosa che spiazza perché questo locale è come fosse mio figlio. Quando metti il gruppo sul palco sei felice perché dopo tutto questo tempo quasi ci si dimentica delle sensazioni che lascia. È una bella emozione».

Le restrizioni però ci sono ancora e sono anche importanti.

«Le limitazioni comportano nei locali al chiuso il 50 per cento della capienza. Poi c’è l’obbligo di prendere i dati di tutti gli avventori e il controllo del green pass all’ingresso. Sulla pista si può non portare la mascherina, ma sei obbligato a portarla negli spazi comuni che non sono adibiti al ballo e allo spettacolo, come se ci si sposta in bagno, alla cassa o al bancone. Secondo me è fatto tutto un po’al contrario, comunque noi cerchiamo di far rispettare tutti i regolamenti che secondo me sono assurdi: basta andare al mercato la mattina o vedere gli stadi. E allora mi chiedo: perché io devo essere l’unica vittima sacrificale? Nonostante le proteste a questo ci dobbiamo attenere».

Che tipo di programmazione avete scelto per la musica live?

«Noi facevamo giovedì, venerdì e sabato: per ora non facciamo il giovedì. Il venerdì abbiamo musica live con i tributi e dj set per il dopo serata. Il sabato facciamo una programmazione da discoteca. Stiamo cercando anche di capire come va il mercato, quindi abbiamo scelto di tenere una programmazione legata più ai dj. Ho notato è che è cambiato totalmente il pubblico. Noi facciamo entrare solo maggiorenni. Quindi abbiamo un pubblico da 18 ai 20 sulle serate da discoteca, mentre sui live da 35 in su. Ma abbiamo perso tutta la fascia che va da 23-24 anni a 35. Questo perché, da quello che ho sentito, è la fascia più traumatizzata dalla pandemia, hanno tutti ancora paura di rientrare nei locali. Oppure è gente che nel frattempo si è sposata o comunque ha cambiato l’ordine delle priorità».

Quindi cosa si aspetta dal futuro? Vuole fare un appello?

«Non so più cosa aspettarmi. È un terno al lotto, il problema maggiore è che chiunque faccia le leggi dentro un locale non ci è mai stato. Hanno fatto un decreto in cui dicono 100 per cento per gli spettacoli live. Quindi mi aspettavo, visto che il venerdì faccio live, di avere il 100 per cento di capienza, invece siamo al 50 per cento. È palese che non sanno cosa fare. Sicuramente la richiesta alle istituzioni è di avere sensibilità per il mondo dei locali. Siamo stati gli unici veramente bastonati. In Riviera hanno ballato e fatto come gli è parso tutta l’estate. Non si possono usare due pesi e due misure, ci deve essere rispetto anche per noi che seguiamo le regole».

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