Gioco
Voto segreto (con polemiche) ma Turbanti vince Il presidente è lui
Aula tesa per l’elezione della seconda carica del Comune L’ex assessore la spunta al ballottaggio e si commuove
Francesca Ferri
GROSSETO. Alla fine Fausto Turbanti ce l’ha fatta. L’ex assessore alla sicurezza, rimasto fuori dalla giunta nel secondo mandato Vivarelli Colonna e già designato dal sindaco come seconda carica del Comune, è il nuovo presidente del consiglio comunale.
Alla dichiarazione ufficiale, Turbanti è rimasto per un po’ senza parole, bloccato dall’emozione. Una volta raggiunto lo scranno al centro dell’aula, non è stato facile trattenere le lacrime. Un lungo abbraccio con il suo predecessore, Claudio Cosimo Pacella, ha avviato il suo mandato.
L’elezione di Turbanti è stata accompagnata da un grido di vittoria del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna. Di vittoria, e forse di sollievo.
Non è stata una passeggiata, infatti. Ci sono volute ore di discussione sul metodo di voto: segreto, come è sempre stato, o palese?
Il voto palese lo voleva la maggioranza, ufficialmente per mettere alla prova l’opposizione sulla promessa di collaborazione nell’amministrazione della città, come elemento di «trasparenza» (Amedeo Gabbrielli, Fi), perché «il voto segreto sarebbe deresponsabilizzante» (Andrea Vasellini, Vcs) e perché «quando nel regolamento si vuole indicare la votazione segreta, lo si dice esplicitamente» (Andrea Guidoni, Fdi).
Più verosimilmente è stato sollecitato dalle forze che, all’interno della maggioranza, volevano assicurarsi l’elezione dell’ex assessore Turbanti, della lista Vivarelli Colonna sindaco, blindandolo rispetto all’altro eventuale pretendente alla carica, Giacomo Cerboni, della Lega, anche lui rimasto fuori dal governo cittadino e alla ricerca di un ruolo più operativo rispetto al semplice consigliere comunale.
Non ha aiutato la linea del voto palese la circostanza che a fare da presidente del consiglio temporaneo è stato Davide Bartolini del Pd, in qualità di consigliere anziano. Il Pd e la lista Grosseto città aperta insieme al M5s (in coalizione) ovviamente hanno sostenuto la necessità di proseguire nella prassi del voto segreto, «elemento di democrazia». «Prendiamo atto che cinque anni fa l’elezione di Pacella è stata “viziata da intrighi”», ha detto ironico Giacomo Gori (M5s).
Il segretario comunale Luca Canessa, interpellato sul piano tecnico normativo, ha ritenuto percorribile la strada del voto palese. Ma quando l’avvocato Carlo De Martis (Gca) è entrato nel merito delle norme spiegando che, per cambiare metodo di voto, si deve prima cambiare il regolamento o, almeno, presentare un’eccezione (e presentarla scritta, e prima che inizi la seduta), alla fine è rimasto poc’altro da dire. E Bartolini ha annunciato che il voto sarebbe stato segreto. A quel punto la maggioranza, incassato il colpo, ha chiesto un’interruzione per una riunione dei capigruppo.
Alla fine è passata la modalità segreta, non senza proteste da Fratelli d’Italia e lista Vcs. «Mai vista una cosa così, non è mai stato disatteso il parere del segretario comunale. Non ce lo aspettavamo», ha detto a margine del consiglio il vicesindaco Fabrizio Rossi, Fdi.
Le votazioni si sono aperte alle 12,30. E l’ostacolo, per Turbanti, è stato superato. Seppur in due tempi.
Non si è infatti raggiunta subito la maggioranza dei due terzi del corpo elettorale, composto da 33 persone: i 32 consiglieri più il sindaco.
Il primo spoglio ha dato 20 voti a Turbanti, 10 schede bianche (dell’opposizione) e due voti per Giacomo Cerboni, che non ha partecipato al voto (articolo sotto a sinistra).
C’è stato bisogno del ballottaggio (stavolta passava chi prendeva più voti tra i due più votati al primo turno) ed è finita a 20 per Turbanti, una per Cerboni e undici bianche.
«Sono veramente molto felice dell’esito – ha dichiarato alla fine del consiglio il sindaco Vivarelli Colonna la maggioranza, come io non avevo dubbi, ha dimostrato la sua compattezza, tanto è vero che la risposta data su Fausto Turbanti ma anche sull’elezione del vicepresidente Pizzuti dimostra l’unità della nostra coalizione e che l’intendimento mio era di tendere la mano all’opposizione chiedendo il voto palese. Sarebbe stato un momento in cui l’opposizione poteva dimostrare volontà collaborativa e divisiva sulla scelta del presidente e del vicepresidente. Sono deluso. È la tipica dimostrazione per me che non sono politico che spesso le parole dette in campagna elettorale sono parole al vento. Nonostante questo cercherò comunque di collaborare per il bene della città».
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