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Grosseto

Una guida al territorio con Effigi l’ultimo lascito alla sua montagna

Una guida al territorio con Effigi l’ultimo lascito alla sua montagna

Due anni di lavoro, ma non ha fatto in tempo a veder pubblicato il libro Uscito nel 2020, racconta il territorio con impressioni ed emozioni 

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l’opera

Di pagine e pagine ne ha scritte, Fiora Bonelli. Ma c’era una cosa su cui amava scrivere di più: la sua Amiata, di cui conosceva ogni respiro, ogni pietra, ogni storia.

Ed è proprio una specialissima guida dell’Amiata, “Amiata incantata. Alla scoperta del territorio”, pubblicata da Effigi nel 2020, che può essere considerata il suo lascito, finita di stampare un mese dopo la sua scomparsa.

“Amiata incantata” è il racconto di una terra piena di tesori, dalla natura alla storia all’arte alle tradizioni. Un libro che va oltre la guida al territorio e che si arricchisce di impressioni, emozioni, puntuali dettagli storici e folklorici.

«L’idea nacque da un’esigenza di sintesi di un territorio – spiega Mario Papalini, editore Effigi, collaboratore e amico di Fiora Bonelli –. Avevamo già fatto guide più approfondite in passato, ma ora sentivamo il bisogno di testi più sintetici che rimandassero alle caratteristiche del territorio con maggiore speditezza. Il lavoro è rimasto in progettazione almeno due anni. Con Fiora pensammo a un piccolo affresco di un territorio con grandissime potenzialità, raccontato con velocità ma anche semplicità, con tante foto e schede».

Una guida con una prospettiva nuova, quella del racconto mediano. Ci sono le eccellenze, come le piccole perle, le curiosità e i grandi personaggi che qui si sono fermati. C’è l’Amiata dei musei, gioielli del sistema museale grossetano e senese. C’è l’Amiata degli intellettuali, da Dante a padre Ernesto Balducci. C’è l’Amiata delle leggende, dei crocificssi e delle Madonne miracolose. L’Amiata delle grandi famiglie e dei loro lasciti. Dei mistici come Davide Lazzaretti. Del Medioevo e degli Aldobrandeschi. E i boschi, le faggete, le riserve e i parchi. E ancora, i giardini d’arte, l’archeologia industriale delle miniere, gli itinerari enogastronomici, il patrimonio zootecnico.

Un lavoro enciclopedico la cui stesura avrebbe spaventato chiunque. Non Fiora. «L’ha scritto senza leggere una riga», racconta Papalini. Per lei era pane quotidiano, foraggiato da un sincero interesse per lo sviluppo della sua Amiata e corroborato da una conoscenza profonda, che ne faceva una memoria inestimabile per il territorio. E che rende davvero incolmabile la sua perdita.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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