Sicurezza
Gessi rossi, parla Venator «Certi di rispettare le leggi»
SCARLINO. «Possiamo confermare che le autorità italiane hanno visitato il nostro sito di Scarlino e hanno chiesto informazioni sulle nostre operazioni relative ai gessi rosso. Abbiamo fornito informazioni dettagliate sulle nostre operazioni secondo le loro richieste. Siamo certi che Venator rispetta tutte le leggi e i regolamenti locali e nazionali e sta cooperando pienamente con le indagini. Continuiamo a gestire le operazioni di gessi rossi come al solito».
Dopo giorni di silenzio, Venator Italy interviene così per la prima volta sull’inchiesta dei carabinieri del Noe, coordinati dalla Dda di Firenze, per presunte «attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti» nella gestione dei gessi rossi, usati da 15 anni per riempire la ex cava di Montioni.
Al momento ci sono cinque persone fisiche indagate: Giovanni Fusco, 55 anni, legale rappresentante di Venator Italy; Riccardo Biasci, 74 anni, legale rappresentante della Sepin srl, gestore dell’impianto di recupero a poggio Speranzosa e poggio Bufalaia (comune di Follonica); Valter Musso, 63 anni, legale rappresentante di Tioxide; Francesco Pacini, 57 anni, ex amministratore delegato di Huntsman; Patrizio Biagini, 64 anni, responsabile delle Bandite di Scarlino.
Quello che gli inquirenti ipotizzano è che i gessi rossi, rifiuti derivati, a loro volta, da due scarti di lavorazione (i fanghi rossi sono uno scarto della lavorazione del biossido di titanio e la marmettola è uno scarto della lavorazione del marmo delle Apuane) non siano conformi a essere usati per il recupero ambientale e morfologico dell’ex cava di Montioni, perché inquinanti.
Il periodo di riferimento delle indagini è dal 2005 al 2016, come ha reso noto nei giorni scorsi la sindaca di Scarlino Francesca Travison, che è, con Biasci e Fusco, tra le tre persone giuridiche a cui è contestata la responsabilità amministrativa dell’ente, di cui sono legali rappresentati pro tempore.
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